LUMSA NEWS - 30/01/2008
Ingrid Betancourt il coraggio di sopravvivere
ROMA martedì 22 gennaio l’associazione “Società Libera” ha
organizzato una fiaccolata presidio davanti l’ambasciata della
Colombia di Roma. Ingrid è prigioniera da anni “nella giungla.
La sua vita ordinaria cambia nel momento in cui viene assassinato un
candidato alle elezioni presidenziali colombiane (Luis Carlos Galàn)
che aveva fatto della lotta al narcotraffico uno dei punti chiave
del suo programma.
È il 1989 e Ingrid decide di far ritorno in Colombia, determinata ad
attivarsi politicamente per lottare contro la corruzione del suo
paese.
Nel 1994 viene eletta alla Camera dei Rappresentanti, e nel 1998 si
candida come senatrice. Il candidato presidenziale Andrés Pastrana
Arango, vince le elezioni grazie al suo appoggio, ma Ingrid ha
coraggio da vendere, e non ha paura di accusarlo di corruzione.
Di fronte alle sue prese di posizione arrivano anche le minacce di
morte, ma Ingrid non indietreggia e, anziché tornare sui suoi passi,
pubblica il libro “Forse mi uccideranno domani”, che fa il giro del
mondo: la situazione della Colombia finalmente ottiene l’attenzione
dell’opinione pubblica mondiale. Arriva il 2002 e Ingrid si candida
alle elezioni presidenziali.
La sua campagna elettorale prevede un incontro con le FARC (Forze
Armate Rivoluzionarie Colombiane) nella zona smilitarizzata di San
Vincente del Caguàn. Anche di fronte al rifiuto del presidente
Pastrana di fornirle la protezione governativa, Ingrid decide di
andare. È consapevole del rischio che corre, ma il bene del paese
viene prima della sua stessa vita.
Ingrid Betancourt in quell’occasione viene presa in ostaggio dalle
FARC, che in cambio del suo rilascio (e di altri 60 ostaggi)
chiedono la liberazione di 500 detenuti nelle carceri colombiane.
Le trattative tra il governo e le FARC arrivano ad uno stallo,
seguito da anni di silenzio sulla sorte della Betancourt.
In quello che Guccini definisce “un mondo che ha reso la barbarie
regina dei signori di droga, di un potere corrotto, di un regime
fantoccio”, prima ci si dimentica di lei, poi si finisce
semplicemente col crederla morta e non parlarne più.A questa notizia
tutto il mondo si è mobilitato, e il presidio all’ambasciata
colombiana è stata la parte italiana.
MONIA NICOLETTI (LUMSA NEWS)
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