EUROPA - 14 maggio 2008
Liberalizzazioni al palo
di Franco Morganti
Società Libera presenta domani a Roma e il 19 maggio a Milano il
suo Rapporto sul processo di liberalizzazione della società
italiana, che è giunto alla sesta edizione. Forse mai come questa
volta il bilancio dell’anno, il 2007, è stato così deludente. Eppure
di carne al fuoco ce n’era molta: Alitalia, Ferrovie dello stato,
Poste, Fintecna, per citare le principali.
Il Rapporto si compone di nove saggi. Alcuni tra gli autori, Cubeddu
e Vannucci, riconducono la crisi italiana a fattori di natura
istituzionale: << Quando le abilità che decretano il successo
professionale… si misurano nell’allacciare relazioni clientelari o
corrotte, distorcere informazioni, occultare le proprie attività,
eludere procedimenti farraginosi o interpretare norme complesse,
l’abbrivio verso il sentiero di un progressivo declino diventa
difficile da contrastare>>.
Il saggio dà misure comparative del divario fra l'Italia e gli altri
paesi Ocse in termini di procedure e burocrazia, di brevetti e
ricerca, di regolamentazione dei servizi professionali, di
corruzione percepita, di saldo fra dottorandi, in uscita e in
entrata. Siamo sempre nelle ultime posizioni, non lontani dalla
Turchia. Sembra di leggere La deriva, l'ultimo libro di Rizzo e
Stella.
Il mercato ferroviario italiano non esiste, se non in parte sulla
carta. «L’Italia si trova oggi scrive de Vergottini- dal punto di
vista legislativo, in una posizione d'avanguardia sia rispetto alla
legislazione comunitaria sia rispetto a quella di altri singoli
Paesi europei. Tuttavia, dal punto di vista pratico, siamo invece
ancora, di fatto, ad una situazione di quasi monopolio da
parte dell'operatore pubblico». Al quadro regolatorio già complesso
si aggiunge ora l'istituzione dell' Agenzia per il trasporto
ferroviario istituito dal governo Prodi. Stiamo per avviarci alla
liberalizzazione del mercato ferroviario o si tratta dell' ormai
«consueto fare italiano di moltiplicazione, spesso inutilmente, di
strutture amministrative?».
Il saggio sulla scuola è impietoso, ma non fa altro che riprendere
le tre indagini dell'Ocse denominate PISA (Program on International
Student Assessment), svolte a tre anni di distanza una dall'altra
su 32 paesi, 400.000 studenti di 15 anni con rispettivi focus su
lettura, matematica e scienze. Siamo sotto la mediana in tutti e
tre, con particolare risalto in matematica, dove siamo seguiti solo
da Portogallo, Grecia, Turchia e Messico. Abbiamo solo dal 5 al 10%
(secondo le discipline) di alunni con competenze elevate. Nei nove
anni dell'indagine .siamo peggiorati (mentre altri paesi, come
Germania e Olanda, invertivano il trend). Il panorama descritto da
Fuscagni non si discosta del resto dagli allarmi più recenti sul
semianalfabetismo degli italiani. L’istruzione italiana ha una
burocrazia statale e sindacale radicata e potente; non è
meritocratica e non rendiconta. Una scuola triste, conclude Fuscagni.
Gli altri saggi sono più tecnici. Sulla gestione del territorio S.
Mattia e A. Oppio forniscono dati interessanti sui cosiddetti
«costi del non fare» connessi col Nimby, il rifiuto a insediare
infrastrutture nel proprio "cortile". Le telecomunicazioni, il primo
servizio a rete liberalizzato (sia pure solo in parte), mostrano
ancora una presenza dominante di Telecom Italia nell'accesso alla
rete fissa e si propone un "ultimo passo": lo scorporo societario,
verso il mercato, dell'intera rete, anche come misura di
alleggerimento dei debiti della società. Massimo Olivotti auspica
una maggior diffusione della responsabilità sociale di impresa,
frenata da dispositivi legislativi da codice civile, superati
tuttavia, specie all'estero, dalla considerazione "a contrario" che
un’ impresa insensibile ai temi sociali incorrerebbe anche in seri
rischi sul piano reddituale. Luca Ostellino traccia un panorama
della stampa italiana, poco orientata all'indipendenza anche per
responsabilità dei giornalisti stessi. |
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