Avanti! - 17 maggio 2008
Emergenza Italia
Di Simone Chiarella
Con l’associazione ”Società Libera" alcuni illustri esponenti del
mondo accademico ed imprenditoriale hanno dato vita ad
un'aggregazione, capace di arricchire il dibattito culturale e
contribuire cosi al processo di trasformazione della società
italiana.
“Società libera" auspica, infatti, la realizzazione di una società
liberale, nella convinzione che questo modello sappia favorire un
incremento di opportunità per tutti, in un contesto semplificato di
regole, capaci di assicurare coesione sociale. L’impegno è di far
crescere una comunità culturale di persone intellettualmente libere,
disposte a partecipare ad un ' “avventura. Intellettuale” al di là
di convenienze e conformismi. "Società libera" è costituita dai suoi
soci, che ne supportano l'attività e che la finanziano, dagli
studiosi che lavorano al suo fianco riuniti in un comitato
scientifico, da chi intende condividerne e sotenerne gli obiettivi,
i metodi e le iniziative. Chiunque può farne parte divenendone un
sostenitore. Sono, a tal proposito, attivi numerosi circoli di
adenti ed amici dell'associazione.
Tra i componenti del Consiglio direttivo figurano: Luigi Arturo
Bianchi, Salvatore Carrubba (presidente), Ralf Dahrendorf, Francesco
d'Ettore, Fabiola Finoia, Andrea Marcucci, Mauro Miccio, Franco
Morganti, Vincenzo Olita (direttore} e Gianfelice Rocca.
Da sei anni a questa parte "Società libera" redige un "Rapporto sul
processo di liberalizzazione della società italiana"; Quest'anno il
sesto Rapporto, edito da Franco Angeli, è stato presentato giovedì
scorso a Roma presso l'Hotel delle Nazioni ed è stato introdotto da
Franco Morganti,
discusso da Franco Bassanini e Bruno Tabacci, ) sotto la
coordinazione di Gianni Locatelli. Sarà presentato, invece, all'Assimpredil
Ance di Milano lunedì prossimo con un'introduzione di Claudio De
Albertis a cui farà seguito una discussione con Salvatore Carrubba,
Ferruccio
de Bortoli e Gianfelice Rocca.
Il Rapporto si compone di nove saggi: "Il miraggio delle
liberalizzazioni. Innovazione parassitaria e declino economico" di
Raimondo Cubeddu e Alberto Vannucci; "Garanzie e poteri regolatori"
di Giuseppe de Vergottini; "Scuola e università verso il problem
solving" di Stefania Fuscagni; "Amministrazione e gestione del
territorio, pratiche di cittadinanza attiva: il bilancio
partecipativo" di Sergio Mattia e Alessandra Oppio;
"Telecomunicazioni: l'ultimo passo" di Franco Morganti; "Governo e
responsabilità di impresa: i nuovi paradigmi e l'Italia" di Massimo
Olivotti; "Il sistema dell'informazione. Specchio e complice della
crisi italiana" di Luca Ostellino; "L’anno delle privatizzazioni
mancate" di Giuseppe Pennisi e "La sicurezza e le sue
trasformazioni" di Ernesto U. Savona.
L’incompleto e complesso iter per la privatizzazione di Alitalia, il
fallimento dell'apertura concorrenziale dei servizi pubblici locali,
unitamente all' espandersi di quello che ormai viene identificato
come "capitalismo municipale”, in cui gli enti locali entrano nella
gestione di attività economiche, sono solo gli esempi più evidenti
di una flebile volontà riformatrice che, d'altronde, non indica
nessuna discontinuità rispetto alla precedente Legislatura.
Occorre una cornice politico-istituzionale in grado di dare chiari
ed efficaci segnali di cambiamento soprattutto su modelli culturali,
costumi sociali, norme giuridiche, in cui il valore della
responsabilità individuale si connoti quale architrave nei rapporti
tra le persone e tra queste e la sfera pubblica.
In questo sesto Rapporto si sono registrate non solo la persistenza
delle annose condizioni pregresse, ma anche un progressivo
affievolirsi di una volontà politica", fattore indispensabile e
lievitante per qualsivoglia cambiamento.
Le liberalizzazioni realizzate hanno prodotto risultati modesti,
anzi, per molti versi, si ha la sensazione di un'inversione di
tendenza. La presenza di forme ed interessi corporativi, una
timidezza innovativa, l'appannamento decisionale del potere
politico, una sostanziale carenza di competenze professionali nell'
amministrazione pubblica mal si conciliano con i tempi estremamente
rapidi in cui si nuove la competitività a livello internazionale. La
presenza di “1acci e laccioli" ha favorito l'espandersi di una
ragnatela tale da intrappolare gli stessi tessitori. Il dipanarla
richiede l'opera di intelletti fini, capaci di comprendere a fondo
che la modernizzazione e la competitività del sistema-Paese non
passano solamente attraverso l'abbattimento di costi di produzione,
sgravi fiscali o qualsiasi altra misura incentivante per la
produzione e i consumi.
E' necessaria una trasformazione culturale che individui nella
vocazione al bene comune un importante parametro per la selezione
della classe dirigente, se vogliamo poter disporre di attori sociali
essi stessi competitivi e meritocratici.
Purtroppo su questo versante non si registra un quadro incoraggiante
nel momento in cui il processo elettorale è ormai ridotto a una mera
formalità a causa del meccanismo di nomina dei parlamentari da parte
degli apparati partitici. Sarebbe certamente riduttivo propugnare
una società liberale se non ponessimo attenzione anche alle regole
utili per corrette e trasparenti gestioni aziendali; non a caso
questa edizione del Rapporto si è arricchita di una sezione sulla
governance e sulla responsabilità. d'impresa. E non sembri una
contraddizione se nel suo Manifesto "Società Libera" propone, tra
l'altro, l'abolizione degli articoli 41e 43 della Costituzione.
"Società Libera" è, infatti, convinta che sia improprio e retorico
contemplare fini sociali de1l 'impresa in ambito costituzionale, in
quanto la responsabilità sociale di un soggetto economico privato
attiene proprio alla sua capacità-volontà di posizionarsi sul
mercato anche attraverso comportamenti condivisi. |
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