IL SUSSIDIARIO.NET - 11 giugno 2008
Carrubba: Per liberalizzare occorre aumentare la concorrenza
Dal sesto rapporto sul processo di liberalizzazione della società
italiana, dell'associazione Società Libera, emerge un quadro
certamente non positivo della situazione del nostro Paese. Quali
sono le cause?
Il quadro che emerge è quello di un Paese che, nonostante anche i
recenti tentativi, non è riuscito a fare un passo avanti sostanziale
sul piano delle liberalizzazioni. La motivazione, che emerge anche
da alcuni commenti su questo rapporto, è che esiste una resistenza
di tutte le lobby (dai sindacati tout court, agli ordini
professionali, ai gruppi di interesse) decise a fare in modo che le
liberalizzazioni non abbiano luogo. Tutti sembrano chiedere
liberalizzazioni e poi incominciano a “odiarle” quando toccano i
loro interessi particolari. La forza di questa resistenza è talmente
consistente che è difficile fare dei progressi sostanziali.
Data questa situazione, si può dire che le "lenzuolate" di Bersani
non hanno sortito l’effetto sperato?
In certi casi non lo hanno avuto. Per esempio sui taxi: in molti
casi le tariffe sono aumentate, ma non le licenze e quindi c'è stato
un danno per i consumatori. E questo perché il processo di
liberalizzazione coinvolge molti livelli istituzionali: non basta
che il governo intervenga sui taxi se poi i sindaci, a partire da
quello di Roma seguito subito da quello di Milano, alzano bandiera
bianca di fronte ai taxisti.
Inoltre, penso che per la natura di questo Paese sia difficile
andare avanti a colpi di decreti: occorre avviare un processo molto
lungo con il coinvolgimento delle categorie interessate. Sono
convinto che una liberalizzazione vera si può fare soltanto se ci si
pone come traguardo quello di 5-10 anni, in modo che il danno per le
categorie interessate possa essere minimizzato, anche attraverso un
loro coinvolgimento nel processo di liberalizzazione.
Il nuovo governo dovrebbe quindi concentrarsi in specifici settori
per sperare di avviare un processo di liberalizzazione?
Il nuovo esecutivo mi pare (forse anche con una punta di malignità,
dato che vuol cominciare dagli enti locali) abbia indicato come
primo obiettivo principale la liberalizzazione dei servizi pubblici
locali, un campo dove si annida la maggior resistenza al
cambiamento. Anche perché le “utilities” sono uno dei campi di
battaglia per i sindaci di tutti i colori politici. Nel
centrodestra, inoltre, la Lega è molto contraria a questo processo
di liberalizzazione.
Ci sono comunque altri settori in cui il Governo potrebbe
intervenire e in che modo?
Io penso che laddove c'è la possibilità di portare elementi di
mercato e di concorrenzialità questo sia solamente un bene.
Per anni abbiamo pensato che fosse la natura della proprietà a
migliorare le cose: se la proprietà diventava privata tutto
migliorava. In realtà non è la natura della proprietà, pubblica o
privata, a cambiare le cose. Ciò che conta è che ci sia concorrenza
e mercato, in modo che si possano infrangere alcuni monopoli nel
campo dei servizi o nella distribuzione dei beni, che oggi sono
ancora resistenti nel nostro Paese.
Ci sono esempi virtuosi di altre nazioni che il nostro Paese può
seguire?
Ci sono Paesi dove si è fatto di più di quanto non sia stato fatto
in Italia, per esempio nel campo delle telecomunicazioni (in Olanda
o in Gran Bretagna) o nel campo commerciale. In generale credo che
in giro per il mondo ci siano molti casi che dimostrino che una
minore sfiducia nei confronti del mercato e della concorrenza può
esistere ed essere vantaggiosa.
Nel rapporto di Società Libera vi è un capitolo dedicato alla
scuola. Che cosa emerge?
Dal capitolo emerge innanzitutto come all'interno dei sistemi
sostanzialmente monopolistici, come quello dell'istruzione pubblica,
vi sia una fortissima resistenza alla valutazione e quindi anche
alla remunerazione secondo il merito dei docenti.
Questa grande difficoltà rende anche impossibile introdurre elementi
di qualità nel sistema scolastico.
Pensa che sia utile cercare di liberalizzare questo settore? Perché?
Sì, ho sempre sostenuto che non ci debba essere un monopolio
pubblico in questo settore, e anche che l'istruzione privata non
debba essere finanziata dallo Stato come chiede, ma debba essere
messa nelle condizioni di poter competere con l'istruzione pubblica.
Un sistema come quello del buono scuola andrebbe bene per il sistema
italiano proprio perché garantirebbe il servizio pubblico anche ai
poveri, permettendo allo stesso tempo di poter scegliere l’istituto
da frequentare. Si metterebbero quindi in concorrenza scuole
pubbliche e private, e credo che questo sia l'obiettivo da
raggiungere se vogliamo qualità. |
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