Corriere del Mezzogiorno
18 giugno 2008
A Napoli Montagnier e Bettiza premiati in nome del liberalismo
Società Libera, il think tank liberale che da anni fa scuola alla
classe politica italiana con la sua attività di studio, per la
seconda volta organizza a Napoli la cerimonia di consegna dei suoi
Premi internazionali alla libertà.
I premiati sono Luc Montagner, lo scienziato che per primo ha
isolato il virus Hiv, poi Enzo Bettiza per il giornalismo, il
filantropo e industriale inglese Adrian Cadbury, il monaco birmano
Ashin Sopaka, esponente dell' opposizione al regime militare, la
casa editrice Rubbettino, infine, in memoriam, Oriana Fallaci. Gli
organizzatori volevano premiare il Dalai Lama e invitarlo a Napoli,
ma la crisi in Tibet ha reso indisponibile l'autorità spirituale
buddista. Questo evento celebrativo è anche un'occasione per
discutere del <<Rapporto annuale sulla liberalizzazione della
società italiana»: un appuntamento ormai consueto per gli addetti ai
lavori nel mondo politico e giornalistico.
Tra quelli che hanno contribuito all'edizione di quest'anno c'è Luca
Ostellino, inviato del «Sole-24 Ore» e attento osservatore del
panorama mediatico italiano. Nel suo capitolo, dedicato appunto
all'analisi del sistema dell'informazione in Italia, Ostellino
scrive che «Ì giornali hanno dimenticato che i veri destinatari del
veicolo e del messaggio giornalistico sono i lettori». Il quadro,
tratteggiato da una persona che opera all'interno del mondo
dell'informazione, non potrebbe essere
meno roseo: « Ì giornalisti», scrive Ostellino, «sono troppo esposti
alle pressioni sia degli editori, sia della classe politica».
C'è poi una proposta, avanzata dal direttore di Società Libera,
Vincenzo Olita: «sarebbe opportuno», riporta Ostellino, «segnalare
sotto il nome della testata giornalistica chi sono i proprietari del
giornale e le rispettive quote». Una proposta che equivale a
un'applicazione stringente dell'articolo 21 della Costituzione: «la
legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi
noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica», recita
infatti il dettato costituzionale.«Il panorama dell'informazione in
Italia», dichiara Ostellino, «è deprimente. Una parte dei guai del
giornalismo italiano dipende dal fatto che non abbiamo editori puri,
come accade invece nel mondo anglosassone: gran parte dei
proprietari dei giornali, infatti, fanno altre cose. Uno dei pochi
casi italiani in cui la comunicazione è un core business
dell'editore è rappresentato da Silvio Berlusconi. È un editore
puro, ma per inciso è anche il capo del governo. Un'altra gigantesca
anomalia, unica nel mondo occidentale. I giornali, infatti, hanno
come funzione primaria l'esercizio del controllo rispetto all'azione
del governo».
Basta la ricetta liberale classica, cioè la disciplina antitrust,
per risolvere il problema? «L'intervento normativo è importante»,
risponde Ostellino, «ma non basta se non cresce la cultura politica
di questo paese. La scarsa qualità dei quotidiani, il loro carattere
preconfezionato, il dominio del gossip, del chiacchiericcio e del
retroscena, l'assenza del giornalismo d'inchiesta, finiscono con
allontanare i lettori; d'altra parte, se un giornale non è autonomo
sul mercato, finisce con il dipendere troppo da editori e politici.
E un circolo vizioso». II futuro del giornalismo, insomma, è
centrale nelle democrazie liberali. Ma il discorso è più ampio. II
liberalismo, come tutti sanno, richiede una severa disciplina
personale. Ed è proprio questo l'intento del premio segnalare quei
«comportamenti eccellenti », come dice Olita, «di persone che si
siano assunte le proprie responsabilità, contribuendo ad affermare i
principi di libertà per tutti». I nomi dei premiati, perciò, sono di
indiscutibile levatura: «questo è il paese dei premi», commenta
Olita. «Spesso ci si premia a vicenda, perciò è difficile scegliere
dei nomi al di fuori di questa logica».
Nella giuria del premio, anche il sindaco Rosa Russo Iervolino, che
ieri ha presentato l'iniziativa a Palazzo San Giacomo. «È una grande
operazione culturale. Premiamo, tra gli altri, Montagner, che era
uno dei miti di mio marito, infettivologo». |
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