FUTURO E LIBERTA'
Di Chiara Anguissola
Il termine liberalismo è usato oggi in una varietà di significati che hanno poco in comune se non il fatto di designare un'apertura verso idee nuove. Esso affonda le sue origini nell'antichità classica e si rivitalizzò nel tardo '600 e '700 con i principi politici dei whigs inglesi; i quali con un "governo soggetto alla legge" avevano assicurato libertà individuale ai cittadini della Gran Bretagna e ispiravano i movimenti per la libertà nel continente dove c'era ancora l'assolutismo.
Il concetto di liberalismo divenne la convergenza di tre postulati: libertà di pensiero, di parola, di stampa.
La società libera ha sicuramente nel pensiero di Von Hayek il massimo esponente della teoria liberale del '900, quarta generazione della Scuola Austriaca di economia in primis, aperta poi alla sociologia, alla politica, alla teoria della scienza. Ispirandosi a quella tradizione che da Adam Smith giunge a Carl Menger, Hayek osserva come solo l'individuo, più di qualsiasi uomo di Stato o legislatore, sia in grado di sapere come impiegare le proprie risorse. La cosiddetta teoria dell'individualismo si riconosce nella limitatezza dei poteri della ragione dei singoli e propugna la libertà come processo che produce esiti "intenzionali" (cioè voluti e previsti dagli attori sociali), e soprattutto esiti "inintenzionali" (cioè non progettati dai singoli), che sono il risultato della loro interazione. Anche la teoria della conoscenza di Karl Popper è basata sulla constatazione che le nostre conoscenze sono parziali e fallibili, essendo tali l'uomo necessita di un "habitat" che consenta a ciascun individuo, posto sullo stesso piano giuridico/formale degli altri, di partecipare alla ricerca competitiva della verità, in cui nessuno detiene una soluzione già prestabilita, ma tutti concorrono alla sua ricerca. Ciò coincide con il concetto di mercato inteso come procedimento di continua scoperta. Se noi già sapessimo chi potrà soddisfare i nostri bisogni, non avremmo la necessità del meccanismo della concorrenza , che applichiamo all'economia, alla scienza ed alla democrazia politica. Scrive von Hayek: "La libertà è essenziale per far posto all'imprevedibile ed all'impredicibile; ne abbiamo bisogno perché, come abbiamo imparato, da essa, nascono le occasioni per raggiungere molti dei nostri obiettivi. Siccome ogni individuo sa poco, ed in particolare sa raramente chi di noi sa fare meglio, ci affidiamo agli sforzi indipendenti e concorrenti dei molti, (mercato) per propiziare la nascita di quel che desidereremo quando lo vedremo".
Il liberalismo inglese dei whigs vedeva nella legge la salvaguardia della libertà, perché la legge è quell'insieme di norme generali di mera condotta, applicabili a tutti, allo stesso titolo in un numero indefinito di circostanze future. Le leggi sono regole che pongono tutti gli uomini sullo stesso piano; rispettando queste regole di carattere astratto/formale si arriva ad avere continui ordini istituzionali che mediante il meccanismo di competizione consentiranno periodicamente di scegliere chi governerà, senza per altro cedere all'illusione monopolistica di detenzione di verità assoluta considerando governanti e governati fallibili allo stesso modo. Popper invita a superare: "il 'duopolio' destra e sinistra, ad abbandonare le critiche radicali al liberalismo, a recuperare il senso della misura nelle valutazioni delle conquiste delle generazioni passate e nella ricerca delle vie migliori per difendere pace e libertà". La storia non appare come un incubo da cui liberarsi, ma un banco di prova su cui affinare i propri strumenti concettuali. La vita è 'skepsis', ricerca continua. I timori della smentita e della criticarono un diritto all'errore, non esistendo posizione assoluta ed universale tutto porta ad un'evoluzione della propria libertà. La società aperta è una società adulta e le carenze politiche dello stato democratico sono dovute a noi stessi cittadini. Il futuro della libertà dipende dalle nostre scelte, dal nostro impegno e dalla nostra continua vigilanza.
La libertà individuale ha obiettivi dinamici di ricerca graduale ma continua, permanentemente alimentata dalla nostra decisione di mutare i nostri progetti. La libertà non impone contenuti di vita obbligatori; impone solo procedure che rendano possibile il coadattamento dai programmi di vita di individui con valori ed interessi differenziati.
La competenza della prevenzione
La società è un continuo flusso umano, in cui si entra bambini e si esce anziani. Il periodo intermedio è quello in cui maggiormente aspiriamo a migliorare le nostre condizioni. Una volta che ci troviamo in tale stato, dimentichiamo sovente il nostro passato 'stadio bambino', e poco ci preoccupiamo del nostro prossimo futuro 'stadio maturità'. Passato e futuro non sembrano far parte della nostra coscienza né del rispetto della crescita, o della maturità dei nostri simili, che necessitano spazi e tempi differenti.
Questo stadio intermedio di umanità ricca d'energia, sovente rinuncia alle proprie responsabilità, invoca i propri diritti e si sottrae ai propri doveri, accentuando così il disorientamento sociale dei giovani. Vengono così a mancare i punti di riferimento, soppiantati dal rifiuto delle responsabilità. Ciò comporta mancanza di progetti e di futuro per le nuove generazioni, porta all'apatia i giovani troppo spesso contagiati dalla "sindrome dell'ora tutto e subito". Essere cresciuti davanti alla tv ha insegnato che c'è solo "quel momento", senza un prima e un dopo, all'insegna di un "tiramo a campà" senza logiche di miglioramento. Insomma, si è inceppato il meccanismo di trasmissione delle conoscenze e dei principi tra padri e figli. E' come se tutti abdicassero ai propri compiti, per cui messaggi come: "per arrivare alla meta serve il sacrificio; è necessaria la disciplina e la responsabilità delle proprie azioni", diventano i tabù del duemila.
I mezzi di comunicazione hanno forti responsabilità nel diffondere il senso dell'anormalità quale normalità e far credere che la normalità si l'anormalità.
Il prof. Ammaniti psicopatologo dell'età evolutiva di fronte all'allarme dei genitori riguardo il piercing ed il tatuaggio ci spiega appunto che l'adolescenza dei nostri figli è più traumatica della loro in quanto le rotaie sociali ed i riti di passaggio dal corpo infantile a quello adulto non s'identificano più con il mondo dei genitori. "Oggi, rileva, i giovani si sentono molto soli di fronte al proprio corpo, che diviene luogo di drammatizzazione di tutti i conflitti dell'adolescenza. Il corpo è l'emblema dei desideri, delle aspettative su cui sono sedimentate le immagini sociali, che in modo sempre più invadente attraverso spot televisivi, film, fotografie di giornali sono entrate nelle menti di tutti" inoltre i luoghi di iniziazione al piercing e tatoo avvengono in modo sicuro commercialmente soprattutto nei piccoli centri abitati dove attecchisce per emulazione del capogruppo con un marketing diretto invidiabile. L'età dell'adolescenza è un periodo in cui ci si sente confusi e incerti e il loro sé - scrive Ammaniti - è così poco integrato da avere bisogno di persone autorevoli che forniscono confini e riferimenti stabili da accettare, da rifiutare o da attaccare.
Fondamentale nella società che almeno padri e madri non rinuncino al loro ruolo. E' sempre più frequente che entrambi i genitori, ma soprattutto i padri, abbiano con i figli un atteggiamento troppo amichevole. Non assumono posizioni, non difendono più le regole familiari, non vogliono contrasti, preferendo mantenere un rapporto cameratesco. Quando è necessario non stabiliscono dei principi che riguardano la convivenza in famiglia, o il comportamento a scuola, o le uscite serali: sono tutte indicazioni che naturalmente si discutono o si rinegoziano man mano che i ragazzi crescono, ma che sono necessarie a definire ciò che si aspettano gli uni dagli altri.
La competenza della prevenzione è l'importanza di arrivare tra i giovani prima che sia troppo doloroso il recupero in termini di vite e costi sociali.
Mercato Libero - Giovani - Media
I dirigenti di Tv e cinema americani sostengono che il contenuto dei programmi è e rimarrà sotto il controllo dei telespettatori. "La tv ed il cinema sono condizionati dal mercato - afferma il Presidente Associazione Scrittori d'America - se la gente non va a vederli, i film non si fanno".
"Il primo emendamento dice "I network sono liberi di prendere le loro decisioni" se l'industria televisiva dovesse ridurre il quantitativo di violenza "in conseguenza del Congresso ne saremmo preoccupati" afferma Peck dell'American Civil Libertas Union.
Nel 1997 il Governo Americano ha commissionato all'Università della California la prima analisi sistematica sella violenza dei programmi in televisione che ha portato all'attuazione dei criteri e classificazioni di prevenzione a seconda dell'età (segnalazioni come V violence, L language, S sex) abbinata alla tecnologia selettiva del V.chip.
Matilda Cuomo, Presidente Mentoring Program U.S.A., sostiene che l'industria televisiva del suo paese sta producendo programmi di qualità adatti per i bambini. Più di 40 reti via cavo contribuiscono per l'80% di tutte le ore del giorno a diffondere programmi adatti per la crescita come la Nickelodeon e la Rete per i Giovani dell'America. Il Presidente della Nickelodeon, Herb Scannell, ha anche confermato che successo commerciale = affari redditizi e programmi adatti ai bambini sono compatibili. Inoltre l'impegno dell'industria americana via cavo nel campo dell'istruzione ha fornito a 75000 scuole in tutti i 50 Stati l'allacciamento ed un mese di programmazione gratuita, consentendo di collegare la tv alle aule con l'accesso a più di 450 ore mensili di programmazione educativa priva di pubblicità.
Midori Suzuki Professor of Information and Media Studies della facoltà di Scienze Sociali del Ritsumeikan University in Giappone osserva che con la "deregulation" delle industrie delle comunicazioni e dell'informazione, il potere della tv commerciale si è rafforzato in tutti i paesi. Oltre a ciò in Giappone non si è prestata alcuna attenzione alla tv come "cultura". La politica dei media è stata ed è ancora, estremamente orientata all'industria. Il problema bambini e tv non è stato ancora affrontato seriamente. Devo sottolineare ed enfatizzare che in Giappone l'industria dei media è regolamentata dal Ministero delle Poste e Telecomunicazioni. Il sistema attuale, così com'è strutturato, ci rende realmente difficoltosa la ricerca di qualche provvedimento concreto per regolamentare la programmazione televisiva, in quanto tali tentativi, danno sempre origine a scontri politici sulla censura e sulla violazione del diritto alla libertà di espressione...".
Attualmente ci sono solo dei codici di autoregolamentazione nell'industria tv, ma questi codici hanno varie interpretazioni a seconda degli interessi. Midori Suzuki insiste come i media trasformano tutto in prodotti che possono essere venduti a caro prezzo. In quest'ottica anche la violenza, il corpo della donna, e gli stessi bambini vengono considerati prodotti da vendere. Due fenomeni tra i tanti sono legati a questi business: il primo in grande crescita "ENJOKOSAI" (Support friendship) che in realtà è prostituzione di giovanissime studentesse delle scuole medie che iniziano una liaison con uomini maturi attraverso i "telephon clubs". Il secondo è chiamato "CHIDOL" (Child idol) in cui il sesso dei bimbi viene trattato per vendere prodotti nei media... "Ogni libertà deve essere limitata. Non esiste libertà che non abbia bisogno di essere limitata. E tutti quelli che invocano la libertà, l'indipendenza o il liberalismo per dire che non si possono introdurre delle limitazioni in un potere pericoloso, come quello della televisione sono degli idioti. E se non sono degli idioti, sono degli imbroglioni che vogliono arricchirsi con lo spettacolo della violenza, educando alla violenza..." K.Popper (L'informazione violenta, Società Aperta Edizioni).
Se vogliamo che la "società aperta" sopravviva, dobbiamo capire che la libertà è una pianta che ha bisogno di continue e faticose cure.
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