Vita quotidiana e devolution
Di Dino Cofrancesco
L'osservatorio privilegiato dei mutamenti epocali non è il teatro
della 'grande politica' in cui ci si batte a colpi di slogan
altisonanti ma la vita quotidiana, che ci mette alle prese con
difficoltà che le leggi e i decreti amministrativi ci aiutano a
superare o, al contrario, ci rendono insormontabili. Ogni epoca ha la
sua particolare retorica. Da qualche tempo, sia a destra che a
sinistra, si va diffondendo l'idea che ,alle origini di tutti i nostri
guai-dalla crisi della democrazia rappresentativa ai crescenti segni di
recessione economica-, ci sia lo Stato giacobino e accentratore, lo
svuotamento delle province e delle regioni a vantaggio della capitale,
la riduzione dell'uomo ad atomo sociale, privo di legami naturali, un
Welfare State, rigidamente gestito dal centro, tanto costoso quanto
inefficace.
La ribellione a un così triste destino si compendia in un toccasana
definito come il contrario del centralismo: l'autonomia. Questo
termine, spesso usato come sinonimo di 'libertà', dovrebbe significare
recupero della pienezza dei diritti individuali, rottura delle catene
statali, aumentate chances di movimento, crescita di risorse vitali,
acquisito senso di responsabilità.
Dovrebbe, ma non è sempre così. L'autonomia, infatti, è un concetto
estremamente ambiguo. Da una parte, può essere una premessa necessaria
della democrazia; dall'altra, una serva docile al servizio delle 'radici',
ovvero di appartenenze sociali e territoriali che ci ritroviamo per
nascita, non per libera scelta: nel primo caso, viene richiesta per
avvicinare i cittadini al governo della cosa pubblica; nel secondo, per
preservare paesaggi materiali e spirituali minacciati dal processo di
modernizzazione.
Quando lo Stato era 'accentrato', quando tutto si decideva a Roma, gli
italiani si muovevano liberamente da un capo all'altro della penisola:
era (relativamente) facile trasferirsi, cambiare usi e abitudini,
rifarsi una vita a sei/settecento chilometri dal luogo natio. E' un
capitolo della nostra storia che rischia (forse) di chiudersi per
sempre se prevarrà una concezione dell'autonomia ispirata non al
principio <La Sicilia ai Siciliani, la Liguria ai Liguri>--ovvero
<ogni regione deve essere amministrata dai suoi abitanti>-- ma
all'altro: <I Siciliani in Sicilia, i Liguri in Liguria>--ovvero
<ogni regione deve preservare le proprie caratteristiche etniche,
linguistiche e culturali, legando gli abitanti al territorio in tutti i
modi possibili>.
Nel dibattito in corso sulla devolution, sembra che ci si preoccupi
solo delle prerogative dello Stato e dei poteri che debbono o non
debbono essere assegnati alle regioni, ma per nulla delle ricadute che
sui diritti e sulle libertà individuali avranno le autonomie richieste
dal Polo sommate a quelle già realizzate dall'Ulivo. La spiegazione
sta nel fatto che l'allargamento della sfera pubblica resta pur sempre
un bene per tutti--destra e sinistra-sicché il contenzioso verte sulla
sua dimensione locale (regionale) o nazionale ovvero su chi abbia
maggiore diritto a invadere e a colonizzare la sfera privata e i
diritti dell'uomo qualunque--lo Stato o le regioni.
In realtà, se non si liberalizza seriamente la società civile, se non
arretra sensibilmente lo spazio del governo, il 'federalismo' finirà
per diventare un sistema di doppia sudditanza-a Roma e a Varese. Non si
dimentichi che, negli Stati Uniti, la libertà di movimento da uno
Stato all'altro è assoluta, pur essendo ciascun Stato 'sovrano'(per le
materie non espressamente delegate al governo federale) in virtù della
minore presa dei poteri pubblici (federali o statali) sulla vita dei
singoli e dei gruppi sociali. Oggi, in Italia, grazie alle 'autonomie'
del centro-sinistra (da Bassanini ad Amato) e a quelle in corso del
centro-destra, è più facile che il biblico cammello passi attraverso
la cruna dell'ago che un docente universitario passi da Roma a
Camerino.
<L'un popolo e l'altro sul collo vi sta>, poetava già don
Lisander...
Dino Cofrancesco
Direttore del "Dipartimento di Filosofia"
Università di Genova |
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