Le origini socialiste del nazismo
Di Dario Antiseri
1. Nel 1938 Peter Drucker scriveva che "il crollo completo della fede di poter conseguire la libertà e l'uguaglianza attraverso il marxismo, ha obbligato la Russia a mettersi sulla stessa strada che sta percorrendo la Germania: la strada che conduce a una società totalitaria, puramente negativa, non economica, dove non c'è né libertà né uguaglianza" (The End of Economic Man, 1939, p. 230). Hayek ricorda non solo Drucker ma anche Max Eastman il quale l'anno appresso, nel 1940, dovette ammettere che "invece di essere migliore, lo stalinismo è peggiore del fascismo, più spietato, barbaro, ingiusto, immobile, antidemocratico, non redento da una qualsiasi speranza o da un qualsiasi scrupolo" (Stalin's Russia and the Crisis of Socialism, 1940, p. 82). Lo stalinismo, per Eastman, è superfascismo.
"La filosofia dei nazisti, cioè del partito nazional-socialista operaio, è la più pura e maggiormente consistente manifestazione dello spirito anticapitalistico e socialistico della nostra epoca". Questo scriveva Mises in Socialismo. E qualche hanno dopo Delle radici socialiste del nazismo Hayek parla nel dodicesimo capitolo de La via della schiavitù: "E' un errore - egli afferma - considerare il nazionalsocialismo come una mera rivolta contro la ragione, un movimento irrazionale senza retroterra intellettuale". Se questa fosse stata la situazione, il nazismo non sarebbe poi stato tanto pericoloso. La realtà, piuttosto, è che "le dottrine del nazionalsocialismo costituiscono il compimento di una lunga evoluzione di pensiero, un processo al quale hanno preso parte pensatori che hanno avuto grande influenza fuori dei confini della Germania". E, per esplicitare, nel processo evolutivo che porta al nazismo, intellettuali tedeschi, dice Hayek, sono stati affiancati da pensatori non tedeschi come Thomas Carlyle e Houston Steward Chamberlain, Auguste Comte e George Sorel. Abbracciate da una minoranza reazionaria, le idee di questi pensatori riuscirono alla fine a conquistare il consenso della grande maggioranza dei tedeschi, e soprattutto dei giovani. Ma: come fu possibile tutto questo? Questo fu possibile non perché la borghesia facilitò l'ascesa del nazismo, ma per la ragione inversa: per l'assenza in Germania di una forte borghesia. "Fu l'unione delle forze anticapitalistiche di destra e di sinistra, la fusione tra socialismo radicale e conservatore che spazzò via dalla Germania qualunque cosa fosse liberale". In tal modo in Germania si saldò la connessione tra socialismo e nazionalismo. "E' significativo,, annota Hayek, che i più importanti antenati del nazionalsocialismo - Fichte, Rodbertus e Lassalle - sono al tempo stesso riconosciuti come padri del socialismo".
2. Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, con l'isterismo bellico che lo caratterizzò, segnò poi l'inizio dello sviluppo moderno del nazionalsocialismo - uno sviluppo cui diedero un apporto consistente vecchi socialisti, come per esempio Werner Sombart. Nel 1909 Sombart asseriva orgogliosamente di avere dedicato gran parte della sua vita a battersi per le idee di Karl Marx. Del 1915, però, è la sua famosa opera Händler und Helden (Mercanti ed eroi), dove il vecchio socialista Sombart "saluta la 'guerra tedesca' come l'inevitabile conflitto fra l'Inghilterra, patria di bottegai e la cultura eroica della Germania. E' senza limiti il suo disprezzo nei confronti delle vedute 'commerciali' degli inglesi che avevano perduto ogni istinto guerriero". E ancora: "Sombart sapeva che i tedeschi sono disprezzati dagli altri popoli perché considerano sacra la guerra: ma egli se ne vantava. Considerare la guerra come una cosa inumana e insensata è frutto di idee commerciali. C'è una vita più nobile di quella degli individui, la vita del popolo e dello Stato, ed è compito degli individui sacrificare loro stessi per la vita più nobile". E, dopo Sombart, il professore Johann Plenge - una autorità negli studi su Marx - il quale con il suo influente saggio dal titolo 1789 und 1914: Die Symbol-Jahre in der Geschichte des politischen Geistes, teorizzò nelle due date gli anni 'simboli - i simboli del conflitto tra le idee di libertà (quelle del 1789) e l'ideale dell'organizzazione (ideale del 1914). In ogni caso, fu un membro dell'ala sinistra del partito socialdemocratico che elaborò e si adoperò a rendere note al pubblico più ampio concezioni simili a quelle di Plenge. In Drei Jahre Weltrevolution Paul Lensch scriveva: "Vista in prospettiva storica, la decisione di Bismarck nell'anno 1879 fu che la Germania assunse il ruolo rivoluzionario, cioè il ruolo di uno Stato la cui posizione, relativamente a tutti gli altri Paesi del mondo, è quella di rappresentare un sistema economico superiore e più avanzato. E' così che ci rendiamo conto del fatto che nell'attuale Rivoluzione mondiale la Germania rappresenta la parte del rivoluzionario, e la sua più grande antagonista, l'Inghilterra, la parte del controrivoluzionario".
Plenge e Lensch - commenta Hayek - hanno fornito le idee fondamentali ai maestri diretti del nazionalsocialismo, in particolare a Oswald Spelngler e ad Arthur Moeller van der Bruck. Preussentum und Sozialismus di Spengler viene pubblicato nel 1920. In Germania, scriveva Spengler, "molte sono le idee malfamate, ma tra di esse solo il liberalismo è degno del più grande disprezzo". La verità è che sin dai tempi di Bismarck lo Stato prussiano era venuto a configurarsi sempre più in senso socialista. Per l'istinto tedesco o, meglio, prussiano "il potere, ad avviso di Spengler, appartiene alla totalità. Il singolo serve quest'ultima. La totalità è sovrana […] Ciascuno ha il suo posto. Si comanda e si obbedisce". E a questo punto, conclude Hayek, "rimaneva solo un passo da fare perché il santo patrono del nazionalsocialismo, Moeller van der Bruck, proclamasse la prima guerra mondiale una guerra fra liberalismo e socialismo".
3. Fu, quello di Hayek, un impegno teso a sfatare l'idea diffusa tra tanti intellettuali per i quali il nazismo sarebbe il partito della borghesia. La realtà, per Hayek, è però ben diversa: il nazismo è anti-borghese, esso affonda le sue radici nel socialismo. Per i comunisti e nazisti c'è, appunto, qualcosa al di sopra degli individui, qualcosa di più nobile e di più alto della vita e degli scopi dei singoli individui: la vita del popolo, la vita dello Stato. Furono idee come quelle di Sombart a generare il nazismo. E non va occultato il fatto che lo sviluppo delle idee di Sombart è paradigmatico di molti socialisti che si trasformarono facilmente in fascisti e in nazisti. E idee come quelle che E. Carr difende nei suoi libri (Crisi di un ventennio; Condizioni della pace) non differiscono, secondo Hayek da quelle di Carl Schmitt; ed il disprezzo che il prof. Carr ha per tutte le idee degli economisti liberali ci deve allertare sul fatto che in mezzo a noi ci sono molti totalitari.
Il nazismo trova le sue radici nel socialismo. E la tendenza moderna verso il socialismo è rottura sì con un passato recente, ma è soprattutto rottura con l'intera evoluzione della civiltà occidentale. "Noi - affermava Hayek nei primi anni Quaranta - stiamo abbandonando rapidamente non soltanto le vedute di Cobden e di Bright, di Adam Smith e di Hume, o di Locke e di Milton, ma anche una delle caratteristiche più notevoli della civiltà occidentale, quale si è sviluppata dalle fondamenta poste dal Cristianesimo e dai greci e romani". Non viene abbandonato soltanto il liberalismo del diciannovesimo e del diciottesimo secolo; viene anche abbandonato "l'individualismo fondamentale che abbiamo ereditato da Erasmo e da Montagne, da Cicerone e da Tacito, da Pericle e da Tucidide".
L'individualismo, oggi come ieri, ha una fama cattiva. Il termine sta in genere a significare egoismo e cura esclusiva del proprio interesse. Ma l'individualismo che Hayek, e non solo lui, ha inteso contrapporre al socialismo e a tutte le altre forme di collettivismo non è necessariamente collegato con le idee di egoismo e di cura esclusiva dei propri interessi. Scrive Hayek: "I tratti essenziali di quell'individualismo che, partendo da elementi forniti dal Cristianesimo e dalla filosofia dell'antichità classica, si sviluppò pienamente solo durante il Rinascimento e dopo di allora si è accresciuto e spiegato in quella che chiamiamo la civiltà occidentale, questi tratti essenziali sono il rispetto dell'uomo singolo in quanto uomo, cioè il riconoscimento che le sue vedute e i suoi gusti sono al di sopra di tutto nella propria sfera, per quanto ristretti possano esserne i limiti, e il credere desiderabile che l'uomo possa sviluppare i propri doni e le proprie inclinazioni individuali". Il socialismo equivale a negazione dell'individualismo; e quindi esso è "distruzione della civiltà".
4. Nel 1937 Alfred Hoernlé, in una conferenza dal titolo Would Plato have approved National-Socialist State?, sottolineò la differenza, che in Platone vi è tra il tiranno e il filosofo-re: il tiranno è un dittatore che non ha nessuna filosofia e nessuna idea del Bene; viene ubbidito perché è la sua forza a mettere paura; egli è moralmente corrotto e in balia dei suoi indisciplinati desideri. Il filosofo-re, invece, conosce il Bene dello Stato e si adopra per la realizzazione di questo nobile ideale. Scrive Hoernlé: "Se prendiamo il termine 'tiranno' in senso rigorosamente platonico, è ovvio che i dittatori moderni, quali apostoli di una filosofia della vita, somigliano molto di più ai filosofi-re di Platone che ai suoi 'tiranni'". In breve,, "i filosofi-re e i loro ausiliari […] sono sostanzialmente l'analogo del dittatore moderno e del fedele, disciplinato partito [Partei] - sia il partito comunista in Russia, il partito fascista in Italia o il partito nazional-socialista in Germania -, per mezzo del quale il dittatore domina". Né è un caso - faceva presente Hoernlé - che intellettuali nazisti come Theodor von der Pfordten, Hans F. K. Guenther e H. A. Grunsky si siano rifatti a Platone nella loro difesa della dottrina nazista. E sempre Platone è ricordato tra i fondatori del comunismo, in una conosciuta lapide moscovita.
La presunzione fatale di una conoscenza assoluta e superiore riguardante la totalità della società, il bene e il male, la natura dell'uomo e così via è una malattia tipica del pensiero totalitario. Il totalitario 'sa' chi è in stato di grazia e chi è 'oggettivamente' nella perdizione e che quindi va 'liquidato'. In Out of step, Sidney Hook narra di una conversazione da lui avuta a casa sua con Bertolt Brecht, conversazione che ebbe per oggetto i vecchi bolscevichi fucilati nel periodo dei processi di Mosca: "E fu a quel punto che egli pronunciò una frase che non ho mai più dimenticato" - scrive Hook. "Egli disse: Quelli là, più sono innocenti, più meritano di essere fucilati. Io rimasi totalmente stupito che credevo di aver sentito male. 'Come dice?', gli chiesi. Egli ripeté calmo: "più sono innocenti, più meritano di essere fucilati?" Le sue parole mi lasciarono di stucco. "Perché? Perché?" esclamai. Si limitò a lanciarmi una sorta di nervoso sorriso. Aspettai, ma non disse nulla, anche dopo che io ebbi ripetuto la mia domanda. Mi alzai, andai nella stanza accanto e gli presi il cappotto e il cappello. Quando tornai da lui, era ancora seduto in poltrona col bicchiere in mano. Vedendomi col cappello e il cappotto parve sorpreso. Posò il bicchiere, si alzò, prese cappotto e cappello e con un accenno di sorriso partì. Nessuno di noi aveva detto parola. Non lo rividi mai più".
5. E dunque: nazismo e stalinismo sono davvero tanto lontani, radicalmente diversi? Rappresentano davvero il nazismo e lo stalinismo la destra più estrema e la sinistra più estrema, oppure tutta una serie di tratti sovrapponentisi ci offrono una sostanziale medesima icona? Nazisti e stalinisti basano il loro totalitarismo su di un presunto "sapere superiore" - sapere superiore di "natura salvifica", possesso del Führer o del "glorioso" capo del partito. Il totalitario nazista o comunista pensa di conoscere l'ineluttabile senso della storia; crede di avere tra le mani il sommo criterio per decidere quale sia la società perfetta e quale sia la "vera" natura umana; è sicuro di sapere cosa è il bene assoluto e dove sta il male assoluto; sa quale è la razza o, rispettivamente, la classe destinata a realizzare il bene sulla faccia della terra e a dominare il mondo; si reputa capace di dirigere l'intera economia. Da questi presupposti gnoseologici scaturiscono "naturalmente": il partito unico, la fede nel leader il quale è sicuro che "Dio è con lui" o il quale crede che Dio ormai gli abbia ceduto il posto; il dominio del partito su tutta la vita politica; l'asservimento dei giudici alla volontà del partito; una propaganda martellante tramite l'esclusivo uso della stampa e degli altri mezzi di comunicazione; il controllo politico più minuzioso sulla vita "privata" dei singoli cittadini; il più rigido monopolio dell'educazione, con l'immediato licenziamento di tutti gli insegnati non perfettamente allineati; l'onnipresenza della polizia segreta; la persecuzione dei sospetti, la carcerazione, la tortura e infine l'uccisione di quanti vengono individuati come "nemici oggettivi"; i Lager e i Gulag. L'unica vera differenza tra nazismo e comunismo è costituita dal nemico oggettivo: l'altra razza o l'altra nazione per il nazismo, la classe borghese per il comunismo - e il mondo va ripulito da tutti gli individui che incarnano il male.
6. E allora: nazismo e stalinismo, così lontani, così vicini. Banesh Hoffmann, nel suo libro Albert Einstein, creatore e ribelle, scrive che negli anni tra il 1965 e il 1967 i Russi pubblicarono le opere scientifiche complete di Einstein in quattro volumi. In precedenza, però, gli ambienti ufficiali comunisti non avevano mai saputo quale linea adottare nei confronti della teoria della relatività di Einstein. Ancora nel 1952 la teoria einsteiniana era stata attaccata da un accademico sovietico perché contraria al materialismo dialettico, nucleo centrale del marxismo. L'accademico aveva rimproverato certi scienziati sovietici rei di appoggiarla. Informato al riguardo da una lettera, Einstein rispose in tono scherzoso dicendo che la cosa lo allietava notevolmente, nonostante fosse turbato da tempo dalle limitazioni imposte in Russia alla libertà di pensiero e di parola. Scrisse poi il seguente aforisma che venne pubblicato nel 1953: "Nel campo di coloro che cercano la verità non esiste alcuna autorità umana. Chiunque tenti di fare il magistrato, viene stravolto dalle risate degli dèi". E scrisse, inoltre, alcune strofe mordaci a proposito del materialismo dialettico:
"Con sudori e fatiche immani
Un granello di verità speri di vedere?
Oh sciocco! Ammazzarti lavorando!
Il nostro partito crea la verità con decreti.
Qualche fiero spirito osa forse dubitare?
Il cranio sfondato è la sua pronta ricompensa.
Così gli insegniamo, come mai prima d'ora,
A vivere soavemente e d'accordo con noi".
Il contributo di alcuni intellettuali della "Grande Vienna" (C. Menger, E. von Böhm-Bawerk, F. A. von Hayek, K. R. Popper), per lungo tempo ignorati dall'intellighentia italiana e ancora in gran parte ignorati, è stato decisivo nel nostro secolo, per lo smascheramento della 'presunzione fatale' di nazisti, fascisti e stalinisti. Si è trattato di uno smascheramento effettuato con attrezzi logici, epistemologici e di teoria economica, mettendo al bando ogni predica moralistica. Lenin non aveva affatto torto quando diceva che per lui era più pericoloso Mach a Vienna che lo zar a Mosca. Tutte cose, queste, che vale la pena non dimenticare. Il 'Memento Gulag' deve anche essere il 'Memento' di errori che hanno prodotto immensi orrori. E' ora che tanti nostri intellettuali facciano il loro esame di coscienza.
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