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Le sigarette e la spesa per la sanità

di Giuseppe Pennisi

Quando si parla di sigari e sigarette nella lingua d'Oltralpe, occorre fare attenzione alla pronuncia per ben distinguere i "fumeurs" ("fumatori") dai "fumistes" ("venditori di fumo") ed i "fumoirs" ("luoghi dove si fuma" - un salottino accanto alla sala da pranzo, nelle residenze borghesi di un tempo) dal "fumier" ("letame").
Il vostro "chroniqueur" è stato un "fumeurs" accanito sino all'età di 34 anni, ma da allora detesta le sigarette.
I lettori possono giudicare meglio lui se è o non è un "fumiste".
Non ha comunque mai amato frequentare i "fumoirs" ed ancor meno avere a che fare con il "fumier".
E' utile fare queste precisazioni nell'esprimere il proprio punto di vista sull'Anno Primo dell'era "smokeless" dell'Italia - tema in cui si è necessariamente o di qua o di là.
Quali saranno gli effetti economici delle norme che entreranno in vigore il 10 gennaio 2005? Negli Stati Uniti, dopo un periodo di rodaggio, c'è stato un crollo del numero di fumatori: negli Anni 70 e 80, la percentuale di fumatori della popolazione adulta è dimezzata raggiungendo il 25% circa all'inizio degli Anni 90.
Sa allora si è, in pratica, assestata su questo livello con diminuzioni impercettibili.
Non è stato raggiunto l'obiettivo delle campagne e delle norme anti-fumo Usa, in base al quale la percentuale di fumatori adulti sarebbe dovuto arrivare a non più del 15% entro il 2000.
Inoltre, l'esperienza d'Oltreoceano suggerisce che, dopo una prima fase, i "fumoirs" (o "clubs delle sigarette, dei sigari o della pipa"), più o meno semi-clandestini, cessano di avere "sex-appeal"; i loro aderenti calano a picco.
Nella società civile, il fumo diventa gradualmente disdicevole e si avverte una progressiva diminuzione nelle malattie collegate, in qualche modo, al tabacco.
Ciò non vuole, però, dire che l'aumento della spesa sanitaria rallenterà.
L'Ocse ha pubblicato il preconsuntivo per il 2004; negli Usa la crescita della spesa sanitaria ha superato di 2,3 punti percentuali quella del pil (superando il 16% del reddito nazionale rispetto al 13% riscontrato nel 1997); negli altri, il tasso di aumento è stato di 1,7 punti percentuali superiori al pil.
In molti Paesi, si stanno mettendo in atto misure per contenerla ma le previsioni degli economisti puntano ad ulteriori aumenti non a ragione di tecnologie sempre più dispendiose, di case farmaceutiche sempre più avide, di burocrazie sempre meno efficienti e di medici sempre più interessati al lucro ma in seguito a determinanti strettamente connesse al comportamento "economico".
L'utilità marginale dei consumi futuri (rispetto a quelli correnti) dipende sia dalla quantità della vita sia dalla sua qualità.
Poiché il consumo cresce con il reddito, l'utilità marginale del consumo corrente diminuisce man mano che la durata della vita si allunga.
L'utilità marginale della spesa per la salute, invece, raggiunge valori molto elevati perché consente di vivere più a lungo e di vivere meglio.
Un'analisi empirica di Robert Hall e Charles Jones dell'Università di Harvard lo documenta: l'aumento della spesa sanitaria negli Usa è spiegato, più che altre determinanti, dal fatto che un americano nato nel 1950 poteva contare su un'aspettativa di vita alla nascita di 68,2 anni, mentre uno nato nel 1975 su 72,6 anni ed uno nato nel 2000 su 76,9 anni.
Quindi, le misure anti-fumo ci faranno stare meglio e ci faranno vivere più a lungo ed in migliori condizioni ma non avranno effetti sulla dinamica della spesa sanitaria.
Chi lo sostiene, è, dati alla mano, un "fumiste".
Anche se non è un "fumeur".

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