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I soldi delle tsunami (e chi li carpisce)

di Giuseppe Pennisi

Nella settimana dello tsunami, la borsa della Tailandia ha segnato una leggera contrazione (-1,4%) mentre quelle dell'India e dell'Indonesia hanno esposto aumenti consistenti (+ 1,7% la prima e più 2,8% la seconda); impercettibili i movimenti delle borse dello Sri Lanka e della Malesia.
In ripresa quelle di Australia, Cina e Taiwan.
Cosa c'è dietro questi numeri? La differenza tra l'analisi economica e l'analisi finanziaria degli effetti dello tsunami.
Sotto il profilo economico, ossia dal punto di vista della collettività, lo tsunami comporta una fortissima perdita netta soprattutto in termini di capitale umano (150.000 vittime stimate nell'immediato a cui aggiungere quelle che verranno decimate da epidemie), di infrastrutture (quali le strade e le ferrovie costiere), nonché di settori produttivi come il turismo e la pesca non industriale (insieme contano il 6% del pil dello Sri Lanka); più contenute le perdite in termini di capitale fisico (a ragione delle poverissime forme di accumulazione , principalmente case ed attracchi, colpite dalla catastrofe).
Differente il quadro se si indossano gli occhiali dell'analisi finanziaria (ossia dei costi e dei ricavi per singolo comparti), come faceva la "Madre Coraggio" di Bertold Brecht vendendo vettovaglie agli eserciti in cui militavano, e morivano, i suoi figli.
Facili da individuare i settori che subiranno costi.
In primo luogo, il turismo: le azioni di Thai International, Singapore Airlines, Cathay Pacific e AirAsia hanno già incassato un forte ribasso.
In secondo luogo, le compagnie di assicurazioni, pur se solo poche imprese avevano polizze per disastri del genere- la maggiore compagnia del ramo, Thai Re-insurance, stima perdite nette tra 1,5 e 2,5 milioni di dollari.
Irrilevanti i danni alla pesca artigianale per un mercato interno, in gran parte spazzato via in quanto lo tsunami ha travolto sia molti produttori sia molti consumatori e rivenditori.
Si tratterà, in ogni caso, di effetti finanziari a breve termine.
La newsletter della sede di Singapore di JP Morgan sottolinea che dureranno meno di quelli della Sars - lo indicano anche i charter che da Fiumicino e da Malpensa portano turisti verso le spiagge della tragedia (e gli sconti che le aziende del ramo offrono su Internet).
Più consistenti i guadagni.
Nel breve periodo, riguardano settori (come il farmaceutico e l'industria dei liofilizzati) coinvolti nell'emergenza; i ricavi sono specialmente elevati per aziende (in gran misura dei Paesi donatori) in crisi di mercati e che, per accorciare i tempi, ottengono contratti cospicui a licitazione diretta.
Ancora più forti quelli di medio e lungo periodo, i comparti favoriti sono le costruzioni e la siderurgia (interessati da programmi di recupero che dureranno un decennio).
L'indice aggregato della Borsa di Bangkok cela, dietro il leggero ribasso, un buon aumento dei titoli della Siam Cement e delle due maggiori imprese siderurgiche del Paese, Nsm e Saharivya.
Un vero e proprio esplodere di iniziative nel settore dei lavori civili - dalla progettazione all'esecuzione - in Australia dove Leighton Holding, Bluescope, OneSteel, Boral e James Hardie hanno brindato ad un nuovo anno di utili in rapido incremento (per appalti pubblici connessi con la ricostruzione).
Tra pochissime settimane (l'Anno del Gallo Ruspante inizia il 2 febbraio), nella Repubblica Popolare Cinese stapperanno champagne i manager delle industrie delle costruzioni (20.000 imprese collegate in B2B con il resto del mondo ed una finanziaria, la Chinese Construction Bank, nel Gotha di Fortune's) e della siderurgia (66 imprese in grado di operare all'estero).
Alcune erano in crisi si sovracapacità a ragione del rallentamento in atto nel Paese: considerano lo tsunami come una benedizione venuta dal Cielo.

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