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Giovanni Amendola

Di Andrea Marcucci

Ottanta anni fa, il 21 luglio 1925, una squadra fascista aggredì nella notte Giovanni Amendola tra Monsummano e Serravalle. 
Una ventina di energumeni, armati di lunghi pali di legno, inflissero al deputato liberale una violenta bastonatura. I postumi dell'aggressione lo condurranno alla morte, pochi mesi dopo, in una clinica di Cannes, come accertato dal referto chirurgico francese e da due sentenze della giustizia italiana del 1947 e del 1949. 
La sera prima i fascisti, informati da Roma dell'arrivo a Montecatini, avevano circondato l'Hotel della Pace e indirizzato ad Amendola minacce e insulti. Mentre la tensione aumentava, il potente federale di Lucca Carlo Scorza, garante un ufficiale dei carabinieri, consigliò caldamente ad Amendola di allontanarsi da Montecatini, promettendogli l'incolumità. 
Mussolini voleva che fosse impartita una lezione all'ultimo leader dell'antifascismo liberale rimasto in campo, e Scorza non mancò di compiacere il duce con un capolavoro di vigliaccheria, venendo meno alla parola data.
Amendola aveva capeggiato l'Aventino e voleva condurre un'opposizione netta e intransigente al fascismo. Lo strumento individuato per condurre questo tipo di opposizione fu l'Unione democratica, una nuova formazione politica che doveva rappresentare il primo passo verso un moderno partito laico, liberale e attento alle questioni sociali, cioè un partito in grado di contrastare il fascismo dal centro, unendo le frange più vive di borghesia e proletariato nella lotta comune in nome della libertà e della democrazia. 
Amendola era consapevole di rischiare la vita, tanto da affermare: "sappiamo di lavorare per una causa giusta. Se anche noi dovessimo cadere, non per questo la nostra lotta sarebbe meno giustificata e meno necessaria". 
Questa consapevolezza, al filosofo e giornalista Giovanni Amendola non venne meno neanche nella fatale serata di Montecatini. Sapeva bene che i fascisti non se lo sarebbero lasciato scappare, nonostante ciò accettò di lasciare l'albergo a notte fonda, vergognandosi della violenta manifestazione fascista e per liberare da ogni rischio gli ospiti italiani e stranieri dell'Hotel della Pace. 
Il sacrificio di Amendola, troppo spesso dimenticato, rappresenta dunque una testimonianza altissima di fede nella libertà, di coerenza politica e di intransigenza morale.

 

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