Enti locali, nuovi imprenditori
di Fabrizio Garavaglia
Nel Paese, da oltre un decennio, tiene banco il dibattito sull'apertura dei mercati, la libera concorrenza, la restrizione della presenza pubblica nell'economia. La stessa autorità per la concorrenza dell'Unione Europea, sotto la guida di Mario Monti, è intervenuta numerose volte per contrastare il ritorno all'economia dirigista.
Un dibattito che in queste ultime settimane è andato crescendo e che ha visto lo stesso presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo lanciare un duro monito contro le tentazioni di un ritorno all'espansionismo della proprietà pubblica nel sistema industriale ed economico del Paese.
La novità, rispetto al passato, è che non è più il governo nazionale ad interpretare questa politica, ma bensì gli enti locali. L'esempio sotto gli occhi di tutti, perchè più eclatante, è quello della Provincia di Milano con la società Serravalle. Il pubblico (la Provincia) che acquista dal privato (Marcellino Gavio) per poter ottenere il controllo assoluto della società autostradale.
Lo stesso presidente della Confindustria ha voluto fare un parallelo calzante "questo sistema ramificato di partecipazioni locali assomiglia tanto a delle piccole Iri diffuse su tutto il territorio nazionale".
L'aspetto aggravante, in questa corsa 'all'ente locale imprenditore', è la costante presenza, a fianco dell'ente pubblico, delle banche. Un esempio che richiama alla mente, ancora una volta, il caso Serravalle, dove troviamo Banca Intesa che finanzia per 240 milioni di euro l'indebitamento della Provincia per acquistare una quota azionaria dal socio privato, la stessa banca, poi, che entra nel cda della Pedemontana spa. Sempre Banca Intesa che diventa partner dell'amministrazione provinciale in una serie infinita di piccole partecipazioni societarie. Insomma, sembra crescere un duopolio enti locali-banche che contrasta il libero mercato e detta nuove (o vecchie?) regole al mercato stesso. Un mercato, al di là dei proclami di entrambi gli schieramenti, sempre più ingessato e dove la quota controllata dal pubblico non solo rimane elevata, ma continua incredibilmente a crescere.
C'è un'ulteriore anomalia che gli osservatori fanno notare. Si è avviato, nel Paese, un processo di federalismo, volto al trasferimento di competenze e risorse dal centro alla periferia. Per ora l'unico vero risultato sembra quello di aver trasferito la voglia di "neo socialismo municipale", come lo ha definito Montezemolo. Sempre più delle politiche neo feudali piuttosto che un moderno sistema federalista aperto alla concorrenza e alla libertà di impresa.
Non va sottaciuto, infine, il protagonismo di alcuni nuovi potentati locali. Il Penati di turno che si trova, con i soldi pubblici ed in compagnia di qualche istituto bancario, in un ruolo fino ad oggi precluso: fare l'imprenditore. Tanti piccoli Ricucci che improvvisamente discutono di scalate societarie, azioni, Borsa, advisor. Si sostituisce la passione per la politica e per il bene pubblico con l'ebbrezza del potere economico.
In tutto questo il mercato soffre, la libera concorrenza rimane un miraggio e la nostra economia continua ad evitare di misurarsi con i mercati continentali ed internazionali.
|
|