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Una Costituzione da modificare

di Vittorio V. Alberti

Dopo gli anni della dittatura fascista e gli orrori della guerra mondiale, l’Italia sconfitta rinacque alla democrazia mentre altri e nuovi fronti si andavano delineando con la divisione in due aree contrapposte.
Aveva ragione il giurista Piero Calamandrei quando scrisse che nella stesura della Costituzione italiana per compensare le forze di sinistra di una rivoluzione mancata, le forze di destra non si opposero ad accogliere nella Costituzione una rivoluzione promessa?
La contaminazione tra diverse culture politiche nell’elaborazione della Costituzione generò una certa conciliazione per oltre un cinquantennio e l’Italia riuscì a risollevarsi fino a divenire una delle prime potenze mondiali.
L’articolo 1 fonda la Repubblica sul lavoro. Il lavoro inteso come principio etico, come tensione a una società giusta. 
L’Italia, in questo modo, ha trovato nella civiltà del lavoro un nuovo orizzonte di progresso, paragonabile, nel concetto, all’aspirazione alla felicità presente nella Costituzione degli Stati Uniti.
Ma il lavoro, nello spirito della Costituzione, è dunque un diritto o un’aspirazione? I diritti inviolabili dell’uomo e del cittadino tendono al principio primario della libertà, laddove i diritti sociali tendono a quello dell’eguaglianza.
Norberto Bobbio ha teorizzato il superamento della dialettica tra le due tipologie di diritti scrivendo che il riconoscimento di alcuni diritti sociali fondamentali sia il presupposto o la precondizione di un effettivo esercizio dei diritti di libertà. L’individuo istruito è più libero di un incolto; un individuo che ha un lavoro è più libero di un disoccupato; un uomo sano è più libero di uno malato.
In questo senso, la democrazia diviene l'essenza della libertà, e bene ha sostenuto, in proposito, il filosofo americano John Rawls nel dire che, senza l’unione di libertà e democrazia, non vi sarebbe giustizia. 
Oggi, in Italia, le condizioni storiche sono profondamente mutate e così la concezione del lavoro. 
Esistono nuove forme di lavoro, di precarietà, di flessibilità, tuttavia il lavoro resta al centro della questione sociale. Ed è importante notare come i paesi in via di sviluppo comincino a tendere alla necessità di garanzie sociali, mentre noi, che abbiamo conosciuto le grandi conquiste di civiltà nella tutela del lavoro, andiamo verso una nuova forma di “flessibilità” che necessita certo di nuovi statuti e di strategica attenzione culturale dalla politica.
Occorre, dunque, chiedersi cosa sia oggi il lavoro e, soprattutto, quale sia il senso del lavoro quale fondamento della nostra Repubblica.
Occorre comprendere quale sia oggi il concetto del lavoro. Esso è sempre vitale, sempre valido ma non è presente in nessun primo articolo di altre Costituzioni.
Occorre seriamente inaugurare un dibattito per rivitalizzare i grandi principi che hanno informato la Costituzione italiana per diffondere una consapevolezza che negli ultimi anni è stata trascurata.
In questi anni, infatti, il confronto è stato specificamente di natura tecnico-giuridica (in particolare sulla seconda parte della Costituzione), mentre è fondamentale affrontare, con un taglio ideale, culturale, etico e politico, la prima parte della Costituzione, quella dedicata ai valori.

Elenco documenti

Articolo 1 di alcune costituzioni