Chi siamo | Newsletter | Aderire | Dicono di noi | Negozio | Contatti
Site search  Web search

HOME PAGE

Le Iniziative

Biblioteca Liberale

Liberali di ieri e oggi

Il Documento di...

Le nostre interviste

Le nostre letture

Album delle immagini

I testi On Line

Editoria

 

Telecom ed il capitalismo paternalista all’italiana

Di Giuseppe Pennisi

Le vicende della Telecom (quasi a ruota di quelle della fusione Sanpaolo-Intesa, lodata dal Presidente del Consiglio e da vari esponenti dell’Esecutivo prima ancora che fosse presentata ai Consigli di Amministrazione dei rispettivi istituti) mostrano la tremenda attualità delle riflessioni di due economisti. Il primo, Fabrizio Barca, consigliere del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Tommaso Padoa-Schioppa, ha dedicato diversi anni, e diversi libri, allo studio del capitalismo all’italiana. Il secondo, Andreas G.Papandreu, è scomparso da tempo: oltre tre decenni fa, in esilio, dedicatosi all’insegnamento universitario ed alla ricerca, ha teorizzato, in un libro che all’epoca ebbe un certo successo internazionale, quel capitalismo paternalista che sembra avvolgere ancora gran parte della grande impresa italiana e della sua interazione con il potere politico.
Vediamo, innanzitutto, in forma estremamente stilizzata, la vicenda Telecom: un’Opa effettuata con una forte leva finanziaria porta risultati ben differenti da quelli attesi; si affastellano, quindi, le riorganizzazioni e le ristrutturazioni, senza però mai affrontare i nodi di fondo; l’ultima , tentata per alleggerire il peso del debito, sembra il risultato , ove non di un negoziato, quanto meno di una serie di conversazioni , suggerimenti e possibili interventi da parte del potere politico – in particolare, da parte di una specifica componente delle tante che fanno parte del Governo. Poche settimane fa, la fusione Sanpaolo-Intesa (peraltro ancora in fase di discussione con i partner stranieri e, a quel che si sappia, in attesa di un dettagliato piano esecutivo) sembrava pure essa il frutto del desiderio, o della decisione, di dare alla medesima componente della maggioranza una grande banca ad essa collaterale, ove non contigua. Solo pochi anni fa, la Fiat, allora in serie difficoltà, ha tentato uno sbocco politico ai suoi problemi; trovatolo chiuso (e sordo) ha dato vita ad una ristrutturazione fatta, in gran misura, con le proprie gambe.
Sembrano tutti esempi paradigmatici tratti da Paternalistic Capitalism pubblicato da Papandreu nel lontano 1972 per i tipi della The University of Minnesota Press: il capitalismo paternalista veniva definito come un supergioco in cui gli attori principali sono coloro che fanno parte della coalizione degli interessi acquisiti. L’attuale Ministro dell’Interno, Giuliano Amato, giurista con fini conoscenze ed esperienze economiche, interagiva con Papandreu poiché ambedue parte della grande famiglia socialista. In un suo saggio sul governo dell’industria in Italia, edito nel 1976 (trenta anni fa!!) da Il Mulino, Amato applicava il capitalismo paternalista alla situazione italiana: di una politica ed una pubblica amministrazione definite impiccione e pasticcione – proprio come sono apparse nelle vicende delle ultime settimane. Tanto Papandreu quanto (per ragioni ben differenti) Amato sono distinti e distanti dagli affaires ricordati.
Nella sua veste di consigliere di Padoa-Schioppa, Fabrizio Barca ha una certa voce in capitolo. Nel suo libro del 1999 Il capitalismo italiano: storia di un compromesso senza riforme analizza le radici del sistema economico-istituzionale: la soluzione data agli equilibri tra le varie componenti, in termini di regole del gioco, di riconoscimento dei soggetti interlocutori, di assetti di potere, di predominio di famiglie e di gruppi, segna in modo significativo il compromesso tra gli interessi acquisiti. Solo sul finire degli Anni 80, con molte resistenze e sotto la spinta dell'integrazione europea, della globalizzazione e degli stessi costi delle scelte compiute, si avviano processi di revisione. Riaffiora periodicamente però il compromesso senza riforme. Anzi, contrario alle riforme. Soprattutto a quelle essenziali per rimettere l’economia dell’Italia su un sentiero di crescita sostenuta.

 

Elenco documenti