mercoledì 11 ottobre 2006 - Il Sole 24 ore
Nicola Matteucci
Filosofo liberale anche negli anni più conformisti
di Salvatore Carrubba
Nicola Matteucci,nonostante le straordinarie qualità intellettuali, il contributo assicurato agli studi sul pensiero liberale e
la sterminata bibliografia prodotta, non aveva nulla dell'intellettuale borioso e scontroso. Anzi, caratteristica era proprio la generosità con la quale, fin quando
la salute lo ha assistito, si è concesso in ogni occasione utile per seminare il gusto della libertà e coltivare a pratica del pensiero libero.
Nato a Bologna il 10 gennaio del 1926, Nicola Matteucci Armandi Avogli Trotti (questo il suo nome completo)aveva avuto la giovinezza drammaticamente segnata dalla barbara uccisione del padre, ricco possidente terriero, nei giorni cupi del '45 (opera di un “comunista balordo”, come lui stesso avrebbe definito l'assassino). Dopo le lauree in Giurisprudenza e in Filosofia, aveva intrapreso la carriera accademica fino a diventare docente di Storia delle dottrine politiche prima e di Filosofia morale dopo. La sua intensa carriera accademica non gli aveva fatto trascurare l'attività di grande e raffinato organizzatore culturale: una occasione che lo portò alla fondazione, con altri studiosi, del “Mulino”, nel 1951, a lunghi periodi di direzione della rivista, alla presidenza dell'associazione culturale omonima dell'Istituto Carlo Cattaneo, del Comitato Scientifico di “Società Libera”.
Insomma: un grande intellettuale, un grande organizzatore culturale e un grande divulgatore (soprattutto dalle colonne del “Giornale”). Un liberale come ce ne sono stati pochi in Italia: angustiato anzi, negli ultimi anni della sua vita, dall'inflazione del termine “liberale”, che infastidiva particolarmente proprio lui che, in anni in cui i liberali erano proprio pochi, si era visto irriso da Fortebraccio, il celebre corsivista dell'”Unità”, come “il generale Dalla Chiesa del liberalismo”.
Ma Nicola Matteucci ha rappresentato una permanente sfida intellettuale non solo per gli avversari del liberalismo: i suoi studi, infatti, hanno messo in guardia contro la tentazione di considerare il liberalismo una dottrina chiusa e definitiva, da amministrare con saggezza di fronte agli attacchi degli avversari. Basti ricordare alcuni dei suoi titoli: il liberalismo in una democrazia minacciata, Il liberalismo in un mondo in trasformazione, La governabilità delle società industriali; tutti percorsi dalla profonda consapevolezza che il pensiero liberale intanto rimane vitale, e proficuo, in quanto sappia adeguarsi alle sempre nuove sfide che una società libera produce.
Quello di Matteucci, dunque, è un liberalismo dinamico, mai appagato, capace di “capace di momenti di discontinuità nella continuità” proprio per poter affrontare con nuovi strumenti e rinnovata consapevolezza l'eterna lotta contro il dispotismo e per la tutela dell'individuo, della sua responsabilità e della sua dignità. Questo liberalismo in perenne trasformazione è magnificamente presentato dalla voce omonima di quell'autentico monumento della cultura della cultura democratico-liberale italiana che è il Dizionario di politica, curato dallo stesso Matteucci con Norberto Bobbio. Dove lo studioso bolognese ci affida una delle più belle, sintetiche ed efficaci definizioni della libertà: “Una situazione di possibilità per l'uomo di scegliere, esprimere e diffondere i propri valori, morali come politici, per realizzare se stesso”.
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