ORDINI PROFESSIONALI: OBBLIGO DI CONTRIBUZIONE E GABELLE DI STATO
di Paolo Casanova Moroni
Nel 2002 i farmacisti italiani, insieme ad altre categorie di operatori sanitari, già obbligati a contribuire annualmente agli ordini professionali ed ai vari enti di previdenza, hanno ricevuto una sgradita sorpresa: l’obbligo di contribuzione all’ONAOSI.
L’Opera Nazionale per l’Assistenza agli Orfani dei Sanitari Italiani è un ente senza scopo di lucro fondato da Luigi Casati, con l’obiettivo di assistere gli orfani dei medici, successivamente ampliato a molti operatori del settore sanitario.
Oggi usufruiscono delle prestazioni, in contrasto con l’obiettivo primario, anche i figli dei contribuenti che hanno cessato il servizio o che abbiano contribuito per almeno 30 anni.
Le prestazioni sono indirizzate prevalentemente alla formazione scolastica, ma si assegnano anche case vacanze invernali ed estive in varie località, fiore all’occhiello resta la residenza Montebello.
Nel 1977, in occasione del riordino degli enti di assistenza e beneficenza, il Legislatore con il D.P.R. n° 616 stabilì che anche l’ONAOSI, dovesse essere soppressa.
Le vicissitudini si protrassero per oltre un decennio, finché nel 1991 la legge n° 167 ne sancì il diritto all’esistenza.
Nel 1995, col decreto legislativo n° 509/1994, l’ONAOSI (insieme ad Empam, Empaf ed Empav, rispettivamente gli enti previdenziali dei medici, farmacisti e veterinari) si trasformò da ente pubblico a fondazione privata.
Nel 1999, la Corte Costituzionale confermò l’obbligo della contribuzione all’ONAOSI in quanto fondato sul principio di solidarietà.
Nel 2002, su iniziativa del relatore Massidda, fu introdotto un emendamento nella finanziaria(Legge 289/2002 art.52 comma 23), che estese l’obbligo di contribuzione all’ONAOSI a tutti i sanitari e non solo a quelli che operavano nelle strutture sanitarie pubbliche.
L’approvazione dell’emendamento scatenò le proteste delle nuove categorie di contribuenti, che sfociò tra l’altro nella raccolta di 10.180 firme inviate ai Presidenti Ciampi, Berlusconi ed al Ministro della Sanità.
Le motivazioni della protesta sono giustificate dal fatto, prendendo come esempio i farmacisti, che già l’iscrizione all’Ordine comporta un esborso annuale di quasi 200 euro, ed obbliga alla contribuzione all’Empaf la cui quota annuale minima supera i 300 euro.
Quest’ultima contribuzione obbligatoria è di per sé ingiustificata, in quanto i farmacisti pagano i contributi all’INPS e non si comprende perchè non debbano essere liberi di scegliere se ed a chi versare i propri soldi per una previdenza aggiuntiva.
Di fatto i farmacisti, insieme ad altre categorie di sanitari, sono obbligati per legge a fare “beneficenza” all’ONAOSI. Beneficenza obbligatoria con il sapore tipico dell’aiuto che la politica dà alle fondazioni amiche, per un ritorno d’immagine e di voti.
Ricordiamo che alla fondazione, che occupa più di 200 persone, l’estensione della base contributiva frutterà, una volta a regime, circa 70 milioni di euro.
Questa ennesima triste storia di prevaricazioni dimostra quanto sia ancora lunga la strada perché nel nostro paese attecchiscano i valori del liberalismo.
Dimostra altresì quanto sia necessaria una revisione totale dello stato giuridico degli ordini professionali, che spesso diventano strumento di vessazione e non di tutela degli iscritti.
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