A PROPOSITO DI BIPOLARISMO
Di Luca Ostellino
La crisi del Governo Prodi si è risolta per ora senza traumi. Per capire come si è realmente dipanata occorre, però, soffermarsi con maggiore attenzione rispetto a quanto fatto da giornali e televisioni sui passaggi determinanti. Una verifica con qualche fonte affidabile, poi, non può che aiutare.
I passaggi che danno da pensare sono almeno tre. In primo luogo, i "12 punti" e gli interventi con cui Romano Prodi ha chiesto la fiducia al Senato. Importanti, in questo senso, non per quello che c'è nel "dodecalogo" e per quanto detto dal Professore, ma, piuttosto, per ciò che manca in entrambi i casi. Quindi, la posizione assunta da Silvio Berlusconi davanti al capo dello Stato, nel giro di consultazioni che hanno portato Napolitano a rinviare il presidente del Consiglio alle Camere. Infine, per chiudere il cerchio, il voto del senatore degli Italiani all'estero Pallaro, dato per incerto fino all'ultimo.
Nel documento che vincola la maggioranza a 12 punti prioritari per l'azione del Governo non ci sono due questioni fino a ieri fondamentali per tutto il centro-sinistra, previste dal programma dell'Unione: il disegno di legge Gentiloni sul riassetto del sistema tv, che modifica la legge Gasparri "penalizzando" le reti Mediaset; e il Ddl sul conflitto di interessi, di cui la commissione Affari costituzionali della Camera ha da poco adottato il testo base, che Forza Italia considera ritagliato in modo sartoriale "su misura" di Berlusconi per impedirgli di fare politica. La loro assenza dal dodecalogo di Prodi, che a Palazzo Madama non vi ha fatto il minimo cenno, evitando accuratamente anche solo di usare termini quali concentrazioni, antitrust, tv..., è ancora più sospetta, se si pensa che in un momento così delicato per la tenuta della maggioranza il Ddl Gentiloni e quello sul conflitto d'intressi sono tra i pochi provvedimenti su cui l'Unione lo è veramente (unita...). Non metterli ai primi posti delle priorità su cui ricompattare la coalizione o, quantomeno, non ricordarli minimamente negli interventi e le repliche davanti ai senatori, non può che essere il prezzo pagato a Berlusconi per non chiedere subito con forza al capo dello Stato lo scioglimento delle Camere ed elezioni anticipate. Quando è arrivato il turno di Forza Italia di salire al Quirinale, il Cavaliere ha scelto così di non avanzare una richiesta che avrebbe messo in difficoltà Napolitano, sorprendendo e irritando non poco gli alleati della Lega. A maggior ragione perché Berlusconi ha poi cambiato idea e ha iniziato a chiedere di ridare la parola ai cittadini quando non poteva più servire a nulla.
Il 158esimo sì alla fiducia a Prodi necessario per aver una maggioranza politica a Palazzo Madama del senatore Pallaro non è che la conferma degli accordi di "non beligeranza" tra Cavaliere e Professore. Lo stesso Pallaro ha assicurato di non avere ricevuto pressioni da nessuno. Ma se Berlusconi avesse considerato vitale guadagnare il sostegno del senatore italo argentino, c'è qualcuno disposto a credere sul serio che non ci sarebbe riuscito?
Ora, con un Governo "a tempo" per fare la riforma della legge elettorale, manca solo il "patto della crostata" per essere ritornati ai tempi della Bicamerale. I protagonisti sono più o meno gli stessi e a finire impallinata è sempre la legge sul conflitto d'interessi. Viva l'alternanza. Ovvero l'infinito scontro Prodi-Berlusconi. La democrazia della... è un'altra cosa ed è molto lontana a venire.
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