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Agli sprovveduti, innamorati del "nuovo"

di Livio Ghersi

Provo a spiegare in poche righe la partita politica che si sta giocando con le elezioni del 13 e 14 aprile. I due partiti maggiori hanno stabilito un’intesa per ottenere gli stessi effetti che sarebbero derivati da una riforma della legge elettorale in senso a loro favorevole, anche se la legge elettorale è rimasta invariata.

Come è noto, sono previste due diverse soglie di sbarramento. Situazione A): i partiti che fanno parte di coalizioni possono ottenere rappresentanza se hanno una cifra elettorale nazionale almeno pari al due per cento del totale dei voti validi espressi (cioè, se ottengono circa 750.000 voti); anzi, tra le liste coalizzate, quella del miglior perdente può ottenere rappresentanza parlamentare anche se non raggiunge il 2 %. Situazione B): i partiti che si presentono autonomamente, al di fuori delle coalizioni, devono raggiungere una cifra elettorale almeno pari al quattro per cento del totale dei voti validi espressi (cioè, circa 1.500.000 voti), altrimenti sono esclusi dalla Camera dei Deputati. Per il Senato, la normativa è ancora più penalizzante per le liste non coalizzate. Ho scritto e pubblicato in tempi non sospetti che questa normativa è fortemente sospetta di illegittimità costituzionale, perché viola il principio stabilito dall’articolo 48, secondo comma, della Costituzione, secondo cui tutti i voti sono "uguali", cioè devono avere peso eguale. Non è in discussione la soglia di sbarramento in sé, perché molti sistemi elettorali stabiliscono il requisito di una quantità minima di consenso fissata dalla legge, al di sotto della quale le liste non possono ottenere rappresentanza. Si pensi alla Sperrklausel stabilita dalla legge per l’elezione del Bundestag in Germania. Ciò che è sbagliato (e, secondo me, incostituzionale), è l’avere previsto soglie di sbarramento diversificate, cosicché le liste non sono poste tutte sullo stesso piano e la partita, in partenza, è falsata. L’unica condizione perché una soglia di sbarramento sia costituzionalmente legittima e politicamente accettabile è che funzioni in modo uguale per tutte le liste.

Quando una delle due liste maggiori (Popolo della Libertà e Partito Democratico) decide di coalizzarsi con altre liste, rende loro più facile ottenere rappresentanza parlamentare. Nell’ipotesi opposta, quando nega ad altre liste la possibilità di coalizzarsi, le condanna al probabile esito di non ottenere rappresentanza. Chi legge potrebbe obiettare che non c’è da versare lacrime sulla eventuale scomparsa di una serie di piccoli partiti. Il punto è che questa semplificazione del quadro politico deve essere decisa dagli elettori; mentre c’è qualcosa di stridente nel fatto che sia il gruppo dirigente di uno dei due partiti maggiori a decidere, in relazione a propri calcoli di convenienza, quali altri partiti possano sopravvivere, o meno.

Perché la lista "X", cui è stata negata la coalizione, verrà esclusa dal Parlamento se non raggiunge un milione e mezzo di voti, mentre alla lista "Y", ammessa all’alleanza con un grande partito, ne basteranno meno di 750.000? Mi pare indiscutibile che gli elettori della lista "X" non abbiano lo stesso peso di quelli della lista "Y", dal momento che occorrono due voti della prima per pesare quanto un voto dell’altra.

Si potrebbe aggiungere che, nei fatti, tanto le esclusioni dalle coalizioni, quanto le inclusioni, rispondono a logiche raffinatissime. Potrà diventare un caso di scuola quello di un legame di coalizione concesso ad una lista locale radicata nella sola Sicilia, in modo da poter usufruire pure dei voti che nella medesima Regione vanno ad altro partito, legato a quella lista locale da inestricabili legami di gestione spartitoria del potere, e che però sul piano nazionale non è più alleato. Qui siamo alla sublimazione del politicantismo, con alcuni attori politici locali chiamati a recitare contemporaneamente più parti in commedia: a livello regionale continueranno a tenere comportamenti rassicuranti per i loro tradizionali amici politici, mentre a livello nazionale fingeranno di avere compiuto una svolta e di essere diventati "diversi".

Non deve nemmeno sorprendere che un intero partito venga assorbito dall’altra lista maggiore, con la promessa di alcuni seggi garantiti e di una quota garantita del finanziamento destinato al gruppo parlamentare; quei seggi non sono stati dati gratis, ma sono serviti ad impedire che il personale politico del partito "assorbito" concorresse invece a promuovere un cartello elettorale di orientamento socialista e laico, potenziale fastidioso competitore elettorale della lista del partito maggiore.

Visto come vanno le cose, se fossi nei panni del leader di una lista costretta a correre da sola, comincerei a cercarmi dei buoni avvocati, specializzati in questioni di diritto costituzionale. Ci saranno svariate opportunità di sollevare in un giudizio, in via incidentale, questioni di legittimità costituzionale di norme della legge n. 270/2005, assumendo tra i valori costituzionali violati pure l’articolo 48 Cost., nel senso di cui ho detto. Confidando che il nostro sia ancora uno Stato di Diritto, bisognerebbe fare intendere anche ai massimi protagonisti politici che possono fare tutte le riforme elettorali che vogliono, se riescono a farle approvare in Parlamento, secondo le procedure previste, alla luce del sole. Ma non bisogna essere troppo furbi ed alterare le regole del gioco, con un accordo a due che impone una diversa applicazione della medesima normativa, formalmente rimasta invariata.

Secondo punto: mi piacerebbe che le due liste maggiori non riuscissero a realizzare compiutamente la propria aspirazione di azzerare le formazioni politiche concorrenti, nelle rispettive aree politiche di riferimento. Se i risultati dimostrassero che circa il quaranta per cento dell’elettorato italiano non è direttamente controllato dalle due liste maggiori, il duopolio verrebbe stroncato sul nascere. Forse allora ci sarebbe meno spazio per i furbi; forse sarebbe finalmente possibile smascherare certe operazioni di pura immagine, che contrabbandano come "nuovi" metodi che, invece, sono vecchissimi. Il bel volto giovane di una ragazza serve oggi a coprire la scelta di eleggere tanti parlamentari "burattini", privi di qualsiasi forza politica propria, che potranno dire soltanto di sì a chi li ha nominati. La parola "cooptazione" non è americana, ma in italia ne comprendiamo il significato.

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