Teledemocrazia: Sudditi o Cittadini ?
1-La tecnologia che avanza
Da quando Umberto Eco (1964) adottò la felice, oggi tradizionale dicotomia "apocalittici" ed "integrati", per riassumere con due termini icastici i due fondamentali atteggiamenti di fronte all’avanzare della cultura di massa, tale contrapposizione è invalsa nel modo in cui si descrivono le posizioni di coloro che affrontano problemi e questioni poste dalla tecnologia.
Chi voglia dare una prima indicazione degli atteggiamenti di fronte alla cosiddetta "teledemocrazia" difficilmente riuscirà a tenersi fuori da tale schema dicotomico, ed in effetti in gran parte della prima letteratura che ha esaminato questi temi sembra possibile scorgere le due classiche posizioni, quella di chi accetta senza beneficio di inventario le acquisizioni del progresso, e quella di chi fa muro contro di esse.
Ora, nel caso della teledemocrazia si possono grosso modo individuare sia studiosi che la considerano un colpo mortale per le sorti della democrazia liberale sia studiosi che invece ne tessono le lodi, figurandosi un moderno ritorno alla piazza ateniese, l'agorà dove i cittadini prendevano tutti assieme le decisioni che li riguardavano, dalla costruzione di un’opera pubblica all’invasione della Sicilia, l'esempio storico sempre citato di democrazia diretta. Su un piano diverso c'è poi chi teme che la tecnologia non farà che riprodurre le solite
diseguaglianze, offrendo ai grandi gruppi enormi possibilità di controllare il processo politico, e chi invece ritiene che i nuovi strumenti siano
naturaliter portatori di informazione e policentrismo, e dunque di nuove opportunità di partecipazione e democrazia reale.
Col passare del tempo, tuttavia, si può notare come aumentino gli interventi che sì invitano a non rifiutare nessuno dei frutti della tecnologia, ma allo stesso tempo si pongono in una posizione di guardingo ottimismo, di cauta attesa: come è stato detto, occorre pattugliare le frontiere (Colombo, 1994, pag. 11).
Per tornare alla dicotomia dalla quale si è preso spunto, sta oggi accadendo quanto è accaduto dopo l’avvento della cultura di massa. Sono diminuiti gli apocalittici e gli integrati, e si è formata una folta schiera in cerca di un’altra strada.
Nel nostro caso ci si riferisce alla posizione, tra l'illuministico e il riformistico, di chi ritiene che la tecnologia, l'elettronica, la telematica, possano contribuire a rafforzare o migliorare la democrazia in un paese, ma che questo processo non sia affatto pacifico, perché in realtà dipendente da molti fattori e in larga parte da scelte politiche. Ciò che gli ingegneri offrono non si può probabilmente respingere, ma all'occorrenza occorrerà mettere alcuni paletti di restrizione.
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