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Teledemocrazia: Sudditi o Cittadini ?

2-Una nuova democrazia ?

Si diceva che la grande promessa che la telematica sembra poter assolvere è quella di un ritorno alla democrazia diretta degli antichi. E' questa però da una parte un'attesa ingenua, dall'altra una semplificazione eccessiva, giacché la telematica è e sarà in grado di fornirci uno spettro di possibilità piuttosto ampio, e ridurre il tutto allo schema democrazia degli antichi-diretta, democrazia dei moderni-rappresentativa, democrazia dei post-moderni-di nuovo diretta, sembra voler dire prendere soltanto l'aspetto più vistoso e superficiale - e, come si vedrà, più discutibile - dei nuovi strumenti.

La nostalgia delle poleis greche e la critica della democrazia rappresentativa sono due dei topoi del pensiero politico occidentale.

"L'ideale della democrazia diretta come l'unica vera democrazia non è mai venuto meno, ed è stato mantenuto in vita da gruppi politici radicali, che hanno avuto sempre la tendenza a considerare la democrazia rappresentativa non come un inevitabile adattamento del principio della sovranità popolare alle necessità dei grandi Stati ma come una colpevole o erronea deviazione dall'idea originaria del governo del popolo, per il popolo, attraverso il popolo" (N. Bobbio, 1985, p.145).

Per intendersi con sufficiente chiarezza circa gli argomenti di cui si parla sembra qui opportuno riportare le definizioni che Giovanni Sartori (1957, pp. 156-7) dà di "democrazia diretta" e "democrazia rappresentativa":

"L'esperienza storica ha prodotto e collaudato due tipi di democrazia: la democrazia diretta, vale a dire la democrazia come partecipazione; la democrazia indiretta, vale a dire la democrazia rappresentativa. La prima è un esercizio in proprio e in questo senso diretto del potere, laddove la seconda è un sistema di controllo e di limitazione del potere. Nel primo caso un reggimento democratico è fondato sulla personale partecipazione dei cittadini al governo della loro città: è la democrazia della polis e delle sue imitazioni medievali. Nel secondo caso un regime democratico è invece affidato ai meccanismi rappresentativi di trasmissione del potere, e più esattamente a dei sistemi elettorali connessi con determinate strutture costituzionali: e gli stati democratici moderni sono tutti di tipo rappresentativo".

Rousseau riteneva che la democrazia non fosse possibile che in piccole comunità, in situazioni cioè dove tutti i cittadini potessero facilmente radunarsi e dove più o meno tutti si conoscevano. E difatti i due argomenti più usati per sostenere l'impraticabilità della democrazia diretta sono quelli dello spazio e del numero. Madison (che peraltro distingue tra democrazia e repubblica, distinzione che in sostanza è la nostra tra democrazia diretta e rappresentativa) nel Federalist (1786, n. 14) scrive:

"The true distincion between these forms...it is, that in a democracy the people meet and exercise the government in person; in a republic, they assemble and administer it by their representatives and agents. A democracy, consequently, will be confined to a small pot. A republic may be extended over a large region (...) Under the confusion of names, it has been an easy task to transfer to a republic observations applicable to a democracy only; and among others, the observation that it can never be established but among a small number of people, living whithin a small compass of territory (...) As the natural limit of a democracy is the distance from the central point which will just permit the most remote citizens to assemble as often as their public functions demand, and will include no greater number that can join in those functions; so the natural limit of a republic is that distance from the centre which will barely allow the representatives to meet as often as may be necessary for the administration of the public affairs".

Nel secondo capitolo del suo Sociologia del partito politico (1911) Robert Michels spiega come l'argomento di maggior rilievo contro la sovranità della massa sia da rinvenirsi nella prova della sua inattuabilità per motivi tecnico - funzionali.

"L'impotenza della democrazia diretta e, per converso, l'efficienza di quella indiretta, risulta innanzi tutto dal fattore numerico. In una polemica contro Proudhon, Luis Blanc poneva il problema: è mai possibile che 34 milioni di uomini (la Francia di allora) possano cavarsela nel disbrigo dei propri affari senza quegli impiegati che sono necessari al più modesto degli uomini di affari? (...) Una organizzazione molto complessa è già di per sé un organismo lento e pesante. La grandezza delle distanze, la perdita di tempo che ne verrebbe se si richiedesse alle masse un dibattito capace almeno di far loro esprimere un certo qual giudizio sugli urgenti problemi del giorno, rende impossibile la democrazia nella sua intatta forma originaria."

E continua sostenendo che l'aria aperta - i luoghi dove bisognerebbe radunarsi per prendere le decisioni - certo non aiuta le assemblee dei cittadini.

Sono gli stessi argomenti di Montesquieu, di Schumpeter, e oggi di Dahl, Bobbio, Sartori.

Quest’ultimo scrive (1957, pp. 162-3):

"Il fatto è che la democrazia come partecipazione diretta è possibile in certe condizioni e non in altre; e correlativamente che la democrazia rappresentativa è l'unica possibile in quelle condizioni nelle quali la partecipazione diretta è impossibile. La partecipazione sta in ragione della prossimità e dei piccoli numeri. Più aumentano le distanze, di altrettanto diminuisce la partecipazione: poiché questa non può essere presunta, richiede una presenza effettiva. E dunque la partecipazione è possibile solo intra moenia, nell'ambito di limitatissime estensioni territoriali, tra presenti. Non ci può essere partecipazione a distanza, tra assenti. La formula della partecipazione risulta perciò inutilizzabile quando entrano in gioco vasti territori e nazioni...".

Nella piazza ateniese, nel foro romano, nel borgo medievale, nel cantone svizzero, ma anche nella Comune parigina o nelle assemblee del New England, l'esercizio personale, diretto, del potere, era possibile soprattutto per la limitatezza dello spazio e il non eccessivo numero di cittadini partecipanti.

Se dunque nello Stato moderno la vastità e il grande numero di cittadini rappresentano due innegabili ostacoli per la realizzazione di una democrazia diretta, con la telematica essi di fatto possono cadere. Ogni cittadino ha infatti la possibilità di ricevere informazioni, comunicare con gli altri e esprimere la sua opinione tramite un piccolo terminale, un video e il cavo che lo collega con decine e decine di fonti e col resto del mondo.

In molti avranno pensato a Rousseau ("Il popolo adunato, si dirà, che chimera! E' una chimera oggi; ma tale non era duemila anni fa. Gli uomini hanno forse cambiato natura?"- 1762, lib. III), così che può essere comprensibile l'inebriamento che i vagheggiatori della democrazia diretta devono aver provato nel sentire dove possono portare i miracoli della tecnologia.

Elenco testi

Prefazione

La tecnologia che avanza

Una nuova democrazia ?

Definizioni ed esperimenti

Qualche giudizio

Oggi: Stati Uniti

Oggi: Unione europea

Oggi: Italia

Sulla democrazia diretta

Complessità, rappresentanza e divisione del lavoro.

Le opportunità

Responsività e promesse non mantenute

Una democrazia referendaria ?

Una sondocrazia ?

Esclusione ed educazione

La preferibilità del "locale"

BIBLIOGRAFIA