Teledemocrazia: Sudditi o Cittadini ?
4-Qualche giudizio
In queste esperienze è già possibile individuare limiti,
pregi e problemi che si presentano all'incontro tra telematica e processo
democratico.
I progetti esaminati - che non sono, occorre dirlo, che una
parte dell'alacre realtà elettronica americana - sono ad esempio distinguibili
per l'approccio di coloro che li hanno approntati, per i fini e per i mezzi, e
la messa in luce di queste differenze aiuta a discernere nell'agitato panorama
di ciò che è in corso oggi e che si prepara per domani.
Christopher Artenton (1987) ad esempio è molto attento alla
fonte degli esperimenti. Anzitutto questa fonte è in tutti i casi esaminati
"neutrale", nel senso che nessuno - tranne negli ultimi due casi, ma
ormai non si tratta più di esperimenti - degli organizzatori era mosso da altro
interesse oltre quello dell'esperimento. Non c'erano insomma, e non potevano
esservi, considerata la scarsa capacità di influire sulla realtà, rischi di
interventi da parte degli interessi economici o politici.
Inoltre è possibile distinguere tra un approccio
populistico-plebiscitario e uno critico-illuminista della fonte. In sostanza
alcuni miravano a sondare quanto la telematica potesse servire per una
sostanziosa iniezione di democrazia diretta, di decisione personale dei
cittadini coinvolti. Di solito si è in questo caso di fronte ad esperimenti
tutti controllati dall'alto, dove il cittadino si limita a dare un sì o un no a
questioni del tutto modellate dai preparatori. Tipico è il caso hawaiano del
professor Becker. Inoltre, gli esperimenti plebiscitari tendono a parcellizzare,
isolare i partecipanti, renderli protagonisti di un rapporto dove è esaltato
l'individuale e messo in secondo piano il momento di gruppo.
In altri casi la telematica è stata usata per migliorare,
rendere più trasparente il rapporto governanti-governati, con l'accento posto
più sull'informazione, la discussione e la possibilità d'intervento dei
cittadini che sulla votazione pura e semplice. Si pende insomma ancora dal
versante della democrazia rappresentativa, mentre il primo tipo è già
pericolosamente sporto dalla parte della cosiddetta democrazia referendaria.
Centrale appare anche a prima vista il ruolo di chi pone le
domande. In quasi tutti i casi esaminati, fatto peraltro normale e attendibile
visto che si è ancora alle prime fasi, le questioni sottoposte sono sempre
partite dall'alto. Fa eccezione l'Alaska.
Altro elemento di rilievo quello del livello di
partecipazione agli esperimenti. Spesso i dati forniti dagli organizzatori non
sono chiari ed è dunque difficile rendersi conto della rappresentatività dei
campioni. Nel caso del professor Becker ad esempio, coloro che si rendono
disponibili all'esperimento non possono certo definirsi rappresentativi della
popolazione, giacché è probabile che siano i cittadini tradizionalmente
"impegnati". E difatti uno dei dati che emerge è che certi
esperimenti vengono apprezzati e seguiti da minoranze definibili virtuose,
gruppi e ceti di cittadini che sono particolarmente sensibili al politico, e che
hanno cultura e tempo per interessarsene. E' importante tenerlo presente affinché
la telematica non finisca per ribadire diseguaglianze.
Molto vicino al tema della partecipazione è ovviamente il
problema dell'accesso agli strumenti. Gli esperimenti plebiscitari da questo
punto di vista sono i più aperti: sono esplicitamente destinati a tutti,
l'accesso aperto è proprio il punto nodale. Visto da un altro punto di vista si
potrebbe dire che è proprio il punto critico, ma di questo dopo.
Al contrario gli esperimenti che si affidano alla tv
interattiva, in ispecie quello tentato dalla Warner Amex, sono spesso curati e
calibrati ma sono anche molto costosi e destinati ad un pubblico ristretto.
Nel costo c'è probabilmente la chiave principale della
teledemocrazia. Per un efficace uso della telematica occorrono grandi
investimenti, per cui è forte il rischio che una fonte privata imponga poi una
selezione degli utenti basata sulle possibilità economiche, con esclusioni
fatali per una democrazia. O che influisca in maniera pesante sul quadro degli
argomenti da discutere, ovverosia sulle scelte in generale. Ecco che diviene
centrale il ruolo statale e l'intervento di una autorità in grado di imporre
una politica. Come si leggerà in seguito, è il piano National Information
Infrastructure degli Stati Uniti di Clinton e Gore.
Ancora, da sottolineare, il ruolo pedagogico, di educazione
all'importanza dell'interessamento nella politica. L'esperimento di Reading
sembra esser stato piuttosto positivo per la crescita della conoscenza di certi
problemi da parte dei cittadini. Tuttavia qui sembra avere un peso notevole la
coscienza dei partecipanti circa l'efficacia del proprio interessamento e
intervento, nel senso che la gente guarda molto alla fonte degli esperimenti, se
statale o privata, se influente o meno, nonché ai risultati della propria
partecipazione. In Alaska il fatto che l'intervento popolare possa influire sui
percorsi legislativi ha fatto sì che i cittadini partecipino di più e con
fiducia. Certo non si può parlare di decisioni sulla politica pubblica, ma è
già molto. Stesso discorso vale per l’esperienza del comune di Santa Monica,
che ha attirato nel dibattito politico locale cittadini tendenzialmente
indifferenti.
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