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Teledemocrazia: Sudditi o Cittadini ?

8-Le opportunità

L’indubbia validità degli argomenti che precedono non deve tuttavia far adagiare su posizioni di chiusura. Si rischierebbe infatti di non cogliere le straordinarie opportunità che i nuovi strumenti offrono in termini di partecipazione, di espansione delle chances di vita, per usare un’espressione cara a Dahrendorf.

Stefano Rodotà, che di questi argomenti si occupa da lungo tempo, scrive (1993, p. 571):

"Non si tratta di dire pregiudizialmente un sì o un no alla democrazia elettronica, ma di valutare rigorosamente e caso per caso le condizioni d'impiego e gli effetti delle diverse tecnologie, che possono variare assai in funzione degli specifici contesti, dei singoli sistemi politici e sociali in cui trovano applicazione".

Questa posizione, come si diceva all’inizio, trova sia negli Stati Uniti che in Italia sempre più compagni di strada. In poche parole c'è una diffusa consapevolezza che nelle nostre democrazie ci sia un indubbia carenza di trasparenza e apertura del potere, e che gli strumenti della telematica possano in questo senso svolgere un ruolo notevole. Quando Gore fa certe altisonanti affermazioni è a questo che pensa: ad una democrazia dove i governati, il popolo, ha più mezzi per conoscere, farsi sentire, intervenire nei processi, influenzare le decisioni.

Lo stesso sviluppo della riflessione di uno dei maggiori studiosi della democrazia, Robert Dahl, sembra indirizzarsi verso tale direzione. L’ultimo Dahl (1989, p. 338), infatti, rinvenendo nel grande gap di conoscenza tra élites e ordinari cittadini uno dei grandi problemi delle moderne democrazie, sostiene che una cura possa venire dai sistemi interattivi di telecomunicazioni. Essi potrebbero infatti: a) assicurare che le informazioni sull’agenda politica, appropriate e accurate, siano facilmente e universalmente accessibili; b) creare opportunità disponibili e accessibili a tutti; c) influenzare i soggetti sui quali l’informazione è disponibile; d) allargare in modo rilevante la partecipazione al dibattito politico.

Ciò non significa dare l’avallo alla democrazia partecipatoria, che Dahl ritiene impraticabile per i noti limiti di complessità e tecnicità, ma creare le condizioni perché si formi una cospicua massa di bene informati, una vera opinione pubblica critica, essenziale per la democrazia.

Per restare negli Stati Uniti, ecco due esempi di trasparenza: la televisione via-cavo C-Span (Congressional Satellite Public Affairs Network) che trasmette in diretta le sedute del Congresso, e il fatto che tutti i documenti del Congresso siano in rete. Chi dunque si mette in contatto con il sito del Congresso può digitare una parola chiave ed ottenere tutte le leggi e le risoluzioni ad essa relative.

Con i nuovi strumenti diventa molto più semplice intervenire nei processi decisionali, e la città cablata - un grande innervamento "aperto" - dovrebbe essere il terreno ideale per discussioni ampie, approfondite, senza preoccupazioni temporali dettate adesso dalle varie fasi decisionali. Se infatti oggi i vari passaggi dei procedimenti costringono chi deve intervenire o prendere una decisione entro limiti ristretti, domani tramite la rete che permetterà di avere sempre davanti tutto lo stato degli atti, e teleconferenze che collegheranno i vari centri interessati, sarà possibile una "maggiore corrispondenza tra decisioni e interessi reali" (Rodotà, 1993, p. 594).

In simile contesto il cittadino interessato avrà una visione molto più chiara rispetto ad oggi, e si alleggerirà notevolmente il peso di amministrazioni e burocrazie. Ovviamente l'incisività di un'intervento che venga dalla base è più marcata se le questioni su cui si discute sono "locali" (Giorgio de Michelis - 1990, pp. 215-6 - fa l'esempio del percorso di una linea di tram in un quartiere, con una discussione tra abitanti del quartiere - che vanno a dir la loro nel consiglio di zona -, ufficio tecnico dell'azienda tranviaria e assessorato ai trasporti), e in cui la cittadinanza ha più padronanza della materia e meno possibilità di essere male informata da fattori esterni.

I modelli sono quelli di Santa Monica e Tulare, esaminati sopra.

Si era visto in precedenza che uno studioso accorto come Artenton distingueva tra un approccio di tipo plebiscitario ed uno di tipo critico-illuminista, attento alla partecipazione più che al voto vero e proprio. L'accento negativo posto sul primo tipo di esperimenti trova probabilmente una conferma nella struttura dei processi decisionali. Si vuole dire che lo schema domanda-votazione è estremamente semplificatorio e che corrisponde molto di più alla realtà uno schema che, come scrive Luigi Bobbio (1990, p. 294), vede le decisioni come "complesse interazioni tra una pluralità di aggregazioni sia dal lato dei cittadini (gruppi di pressione e interesse), sia dal lato dei pubblici poteri, ammesso che i due lati siano distinguibili e non tendano invece a sovrapporsi e a confondersi, come spesso avviene".

Elenco testi

Prefazione

La tecnologia che avanza

Una nuova democrazia ?

Definizioni ed esperimenti

Qualche giudizio

Oggi: Stati Uniti

Oggi: Unione europea

Oggi: Italia

Sulla democrazia diretta

Complessità, rappresentanza e divisione del lavoro.

Le opportunità

Responsività e promesse non mantenute

Una democrazia referendaria ?

Una sondocrazia ?

Esclusione ed educazione

La preferibilità del "locale"

BIBLIOGRAFIA