Teledemocrazia: Sudditi o Cittadini ?
9-Responsività e promesse non mantenute
Per definire meglio come la telematica potrebbe svolgere una
benefica azione è opportuno qui inserire il concetto di responsività.
Si intende per responsività quella condizione potenziale di
prontezza a rispondere, quella reattività nei confronti delle domande politiche
degli elettori, che il rappresentante dovrebbe avere nei confronti del
rappresentato, e che va riferita essenzialmente al periodo che intercorre tra un
voto ed un altro (Fisichella, 1996, p. 29). Questo periodo interelettorale, che
precede il momento in cui il rappresentante rende conto della sua rappresentanza
e dunque è responsabile di fronte agli elettori, è quello verso il quale si
dirigono le accuse più puntute dei critici della democrazia rappresentativa, da
Rousseau che sosteneva che gli elettori inglesi tra un’elezione e l’altra
sono schiavi, fino ai contemporanei che stigmatizzano lo scollamento tra
elettore ed eletto come uno dei responsabili della crisi delle democrazie
contemporanee.
Indubbiamente attraverso gli strumenti telematici, con la
visibilità e le possibilità di accedere all’interno dei processi che portano
alle scelte politiche, tutta la fase della rappresentanza dovrebbe trarre
benefici. Al rappresentato si apre quella scatola della politica che ha sempre
percepito come chiusa o oscura, e dunque dovrebbe trovare nella partecipazione
stimoli che in precedenza mancavano. L’attività del rappresentante, poi,
dovrebbe acquistare in qualità, giacché se si illumina la fase della
responsività interelettorale è tutto il suo agire e rispondere che acquista
visibilità e peso.
Certo, se si affievolirà il ruolo dei tradizionali organismi
di mediazione, non è improbabile che il flusso proveniente dal basso contenga
una folla di "domande politiche" non articolate, incompatibili tra
loro o molto particolaristiche; o un caos di messaggi che nessuno riceve o
comunque cui nessuno potrebbe rispondere.
In quella parte dell’opera di Norberto Bobbio tesa a
seguire lo sviluppo della democrazia, è possibile rinvenire diverse pagine in
cui il filosofo torinese si sofferma su alcune delle più gravi lacune
riscontrabili nei caratteri delle democrazie contemporanee.
E’ un’analisi che ha fatto Danilo Zolo (1992),
riprendendo l’espressione di Bobbio "promesse non mantenute della
democrazia". Esse sarebbero principalmente le seguenti: 1) la promessa
della sovranità popolare è stata smentita dalla crescita delle burocrazie
pubbliche con tendenze oligarchiche e gerarchiche; 2) la nascita di una società
pluralistica ha finito per soffocare il presupposto individualistico, cosicché
l’individuo singolo, non affiliato ad una organizzazione, è di fatto privo di
soggettività politica autonoma; 3) è cresciuto il contrasto fra
l’incompetenza del cittadino, messo di fronte a problemi sempre più
complessi, e l’esigenza di soluzioni tecniche accessibili solo a specialisti;
4) la diffusione del conformismo di massa e dell’apatia politica, incoraggiati
dagli strumenti di comunicazione di massa; 5) la democrazia non ha sconfitto il
potere oligarchico; 6) il principio democratico si è affermato esclusivamente
entro alcuni spazi limitati; 7) la democrazia non ha eliminato il cosiddetto
"potere invisibile", specie nel governo pubblico dell’economia e
nelle comunicazioni di massa.
Sarebbe ingenuo e sbagliato sostenere che la teledemocrazia
sarà la panacea per questi mali. Lo stesso, sarebbe miope sottovalutare le
opportunità che offre la telematica per ridurre la distanza tra promesse e
delusioni. Non staremo qui a rielencare strumenti e possibilità. E’ comunque
evidente che la tecnologia ci offre carte da giocare per riequilibrare la
situazione.
E’ opportuno rifarsi a Bobbio anche su altri punti. In un
testo uscito di recente (1996b) vengono ripubblicati alcuni saggi ed articoli
scritti da Bobbio sulla democrazia italiana nel 1945-46, e ad essi seguono
pagine che ripercorrono gli stessi argomenti cinquant’anni dopo.
Ecco, nelle pagine del primissimo dopoguerra l’accento
viene posto sull’importanza della partecipazione dell’individuo alla comunità
statuale, sui rischi dell’apoliticità e dell’apatia, sulla necessità di
colmare il distacco tra individuo e Stato. Commentando l’opera di Cattaneo,
Bobbio scriveva: "Oggi sappiamo che la democrazia progredisce non tanto in
proporzione dell’estensione meramente quantitativa del suffragio, quanto
proporzionalmente al moltiplicarsi delle istituzioni di autogoverno", e
dunque riveste grande importanza la proliferazione dei centri di partecipazione.
Anche se Bobbio è giunto più tardi ad una concezione kelseniana della
democrazia, procedurale e avalutativa più che etica, tali idee sono sempre
rimaste nel cerchio della sua riflessione. Ancora nel 1984, ne Il futuro della
democrazia, scriveva che l’estensione della democrazia sarebbe consistita nel
dare una risposta non solo alla domanda "chi vota?" ma anche alla
domanda "dove si vota?", ricordando come finché non sarebbe stato
risolto il secondo problema il processo di democratizzazione iniziato con le
successive tappe dell’allargamento del suffragio non poteva dirsi compiuto.
Queste righe offrono il destro ad una precisazione sul
contenuto della democrazia. Nel linguaggio comune si usa spesso l’espressione
"il tal paese è più democratico del tal altro".
Senza alcuna necessità di abbandonare la concezione
procedurale, si vuole dire che per descrivere bene un Paese dovremmo utilizzare
anche termini come "democraticità", "apertura", nel senso
che Paesi formalmente democratici possono avere gradi molto diversi di
democraticità ed apertura. Questi ultimi sono valori che si misurano anche
tramite la partecipazione, la possibilità che ha il demos di conoscere i
processi decisionali, l’interazione tra istituzioni e cittadini, e come
crediamo la telematica in questi ambiti può svolgere un utile ruolo.
Proprio riferendosi alle possibilità di controllo,
intervento, conoscenza, eventualmente decisione offerti dalla telematica, che
permetterebbero ai cittadini di rompere il silenzio nel quale si trovano
congelati tra un’elezione e l’altra, Rodotà parla di "democrazia
continua".
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