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Teledemocrazia: Sudditi o Cittadini ?

10-Una democrazia referendaria ?

Dopo quanto si è scritto si può capire che l'ipotesi dei salotti - cabine elettorali, quella che in inglese viene chiamata la living-room democracy, è del tutto realizzabile. Ciò non toglie che di tutto ciò che ci si attende questa è la parte che meno ci si augura si realizzi. Moltissimo si è scritto sui referendum e sui loro rischi e non a caso in Italia il Costituente ha inserito, a livello nazionale, i soli referendum abrogativi. Unicamente in Svizzera e in 26 Stati degli Usa è consentito sottoporre al voto popolare provvedimenti di iniziativa popolare senza alcuna azione preventiva dei rappresentanti, e in genere i provvedimenti promossi dagli organi dello Stato hanno un tasso di successo considerevolmente più alto (Ranney, in Caciagli - Uleri, 1994, p. 40).

L'idea che il popolo - continuamente e rapidamente, come avviene ormai per i sondaggi - venga chiamato a ratificare o respingere ogni decisione presa da chi avrà il potere, non può che destare preoccupazione. Non solo per le ragioni che si esaminano in altri capitoli, ma specialmente perché in questo modo si cade in totale balia di chi propone le questioni. Da qui alla "democrazia delle emozioni" il passo è breve. A seconda infatti di quando e come sottopongo un quesito su cui votare il risultato può essere il più diverso, con risultati anche aberranti.

Sartori (1993, pp. 84-5) sostiene inoltre che la cosiddetta democrazia referendaria è una democrazia a somma nulla. Mentre cioè nel sistema rappresentativo i rappresentanti prima di decidere dedicano una lunga parte a discutere, cercare compromessi, attutire, e quindi prendono una decisione che non svantaggia in modo netto nessuno, nella democrazia referendaria si approva o respinge una proposta prefissata, e in questo modo un gruppo vince e uno perde, e chi vince prende tutta la posta. In sostanza si rischia la tirannia della maggioranza.

La prospettiva referendaria (salotto - cabina elettorale, dal quale partono i voti su tutto) è quindi a tinte particolarmente fosche se si punterà su un modello "plebiscitario", con il pulsante da casa che servirà per ratificare o sconfessare, dire un sì o un no. In questo modo si lascia da parte tutta la fase della discussione, che è il cuore della democrazia, ma soprattutto si usa la telematica solo per rendere un po' più agile il referendum, che è strumento antichissimo. Bisogna insistere su questo punto. La telematica non deve essere solo velocizzazione e semplificazione dell'esistente, ma può essere qualcosa di più sostanzioso, come si è visto in alcuni degli esempi citati.

Oltretutto il semplice voto non è che dica molto in termini di partecipazione. Si vuole dire che sono più importanti in questo senso altre forme di attività politiche, quali l'associazionismo, il volontariato, la ricerca della conoscenza, etc., ed è soprattutto qui che la telematica può dare man forte (Abramson - Artenton - Orren, 1988).

Elenco testi

Prefazione

La tecnologia che avanza

Una nuova democrazia ?

Definizioni ed esperimenti

Qualche giudizio

Oggi: Stati Uniti

Oggi: Unione europea

Oggi: Italia

Sulla democrazia diretta

Complessità, rappresentanza e divisione del lavoro.

Le opportunità

Responsività e promesse non mantenute

Una democrazia referendaria ?

Una sondocrazia ?

Esclusione ed educazione

La preferibilità del "locale"

BIBLIOGRAFIA