Teledemocrazia: Sudditi o Cittadini ?
12-Esclusione ed educazione
Gli strumenti telematici possono in teoria raggiungere tutti
e dare a tutti le stesse possibilità. Ma il discorso sull'accesso è delicato.
In un paese come l'Italia dove è abbastanza forte il
disinteresse civico e politico e dove c'è tradizionalmente una forte continuità
tra élites e potere politico, la telematica potrebbe avere un ruolo decisivo
per - obiettivo alto - modificare certe radicate diseguaglianze e differenze di
opportunità, oppure - obiettivo meno ambizioso ma lo stesso importante - fare
partecipare di più le masse al dibattito politico. In fondo il medium
contemporaneo da cui si attendeva di più, la televisione, ha in questo senso
solo in piccola parte soddisfatto le attese.
C'è tuttavia la possibilità che la telematica offra grandi
mezzi a coloro che hanno un'istruzione più alta, più tempo e un più vivo
interesse per le questioni politiche e sociali. La totale trasparenza dei
marchingegni politico-amministrativi potrebbe giovare soprattutto a questi
gruppi. Recenti ricerche sulla situazione statunitense hanno messo in luce come
tra i nuclei familiari con redditi superiori a 50mila dollari e almeno un
laureato, vi è una percentuale di computers e uso di servizi on-line nettamente
superiore ai nuclei più poveri; solo il 17% dei nuclei con genitori senza
laurea posseggono un computer, a fronte del 49% dei nuclei con laureati (Ryan,
1996, p. 23). Le statistiche americane sui computers nelle scuole ci dicono che
oltre il 60% delle scuole americane che hanno il computer e sono collegate ad
Internet si trova tra New York e Boston, e il restante in tutto il resto degli
Stati Uniti.
Un recente sondaggio curato da Renato Mannheimer ci dà un
quadro dell’utenza italiana di Internet che è eloquente: 97,1% maschi, 48,6%
diplomati, 46,6% laureati, 85% distribuiti fra nord e centro Italia.
Il sistema dell’informazione tenderebbe a distribuire i
suoi prodotti in un modo più favorevole a coloro che sono già ricchi in
informazioni.
E' indicativo che di uno strumento che ha avuto grande
successo e diffusione come il Minitel in Francia, i partecipanti, gli
interagenti nel settore "politico" siano stati principalmente gli
attivisti, e non sia aumentato l'interesse degli indifferenti, forse anche a
causa dei leaders politici che si sono dimostrati incapaci di comunicare con
efficacia col nuovo mezzo.
E' plausibile che nasceranno nuove figure di intermediari di
interessi, uomini o gruppi che, per via della maggiore capacità di fare uso
degli strumenti telematici, svolgeranno un ruolo di cerniera tra potere e
cittadini. Quanto al ruolo di aggregazione e orientamento dei partiti politici,
coinvolti negli ultimi anni qui in Italia in una sommaria ma anche giustificata
condanna, non sembra in realtà che possa perdere peso. Chi abbia
"navigato" prima delle elezioni dell’aprile ‘96 si sarà accorto
che i principali partiti sono già in rete e riusciranno probabilmente ad
adattare il loro ruolo tradizionale ai nuovi mezzi.
Il punto chiave resta comunque quello delle pari opportunità
di accesso alla società dell’informazione, e a tale proposito sono già in
molti a denunciare i rischi dell’esclusione di alcune minoranze dalla nuova
era dell’informazione. In fondo ancora molte aree del mondo sono prive di
collegamenti telefonici (1,6% in Cina e 0,8% in India; un piccolo numero di
paesi, che rappresenta il 15% della popolazione mondiale, possiede circa i 3/4
delle linee telefoniche) e televisivi (1 ogni 20 abitanti nei paesi in via di
sviluppo), anche perché l’intervento pubblico è del tutto latitante e il
mercato, che in questo campo esercita un indubbio effetto propulsore, trova un
terreno privo di attrattive.
Quanto ai personal computers, mentre nei paesi
industrializzati è un abitante ogni dieci a farne uso, nei paesi
sottosviluppati siamo ad uno ogni tremila.
Al centro di molte riflessioni c’è la grande paura di un
mondo diviso tra haves e have nots, tra coloro che, dotati delle conoscenze e
dei mezzi, riescono ad entrare e a partecipare nell’universo telematico, e
coloro che ne restano fuori, esclusi, trascurati da un mercato cui non
interessano. Bisogna mettere l’accento sulla gravità dell’essere tagliati
fuori: oggi essere privi della "cittadinanza elettronica" significa
scontare pesanti handicap in termini di opportunità personali, mentre
"essere dentro" potrebbe dire per il sud del mondo accedere alle fonti
d’informazione nelle stesse condizioni del nord, anche se poi le fonti, i
contenuti, sono quasi tutti del nord.
Qui si vuole dire che propedeutica allo "universal
access" che ha in programma il governo statunitense è una politica di
educazione all'informatica. Una politica di educazione non significa solo
allestire più centri pubblici dove collegarsi, ma anche investire in modo
robusto nella scuola, per riequilibrare le disparità che esistono a livello
familiare (Nora, 1996, p. 279).
Un caso di esperienza indubbiamente riuscita è quello di una
scuola di Union City, nel New Jersey, in una zona abitata prevalentemente da
latinoamericani. La Bell Atlantic ha dato un contributo finanziario per dotare
di un computer gli alunni di dodici anni. I computers sono collegati in una rete
che include le case degli alunni, le aule, gli insegnanti e gli amministratori
scolastici, e ogni macchina ha un collegamento ad Internet. Sono stati tenuti
corsi di informatica per insegnanti e genitori e oggi quest’ultimi partecipano
attivamente all’educazione dei loro figli. Il sistema ha permesso di ottenere
i migliori risultati didattici del distretto, con una percentuale di abbandono
scolastico vicina allo zero.
Il processo andrebbe portato avanti con gradualità. Nei
centri pubblici sarebbe importante fornire assistenza, e dunque dotare tali
strutture di intermediari tra i cittadini e le istituzioni e la pubblica
amministrazione. In secondo luogo si deve puntare su strumenti facili da usare,
con interfaccia comprensibili da un bambino, menu semplici in cui il fruitore può
scegliere principalmente con una pressione sullo schermo. Ricerche pilota
sembrerebbero dimostrare che cittadini di ogni razza, età, reddito, cultura,
riescono ad usare con successo sistemi con schermi a pressione, tastiere
semplici e carte elettroniche (Ryan, 1996, p. 23).
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