Teledemocrazia: Sudditi o Cittadini ?
13-La preferibilità del "locale"
Il quadro che precede vorrebbe aver evidenziato alcuni punti.
In complesso la telematica dovrebbe influire in maniera decisamente positiva sul
rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione e cittadino e burocrazia.
Se verrà confermata la linea dell’accesso universale alla
rete a prezzi accettabili per tutti dovremmo andare incontro ad un’espansione
delle opportunità dell’individuo, con benefici innegabili per la struttura
delle nostre democrazie.
Quanto poi alla partecipazione politica essa andrebbe
distinta tra dimensione nazionale, della quale si è detto, e dimensione locale.
La nostra Costituzione e la nostra legislazione hanno
adottato una disciplina per i referendum che è chiara: no ai referendum
propositivi a livello nazionale (che conoscono solo Svizzera e Usa, ma
quest’ultimi non a livello federale), sì ai referendum consultivi a livello
locale.
Senza fermarsi ad approfondire questo punto, sembra invece
rilevante tenerlo presente come indirizzo da prendere circa le future scelte in
materia telematica. La dimensione locale pare infatti la più adatta per un
primo innesto di partecipazione. A questo livello la conoscenza dei problemi è
buona, l'influenza di fattori fuorvianti, quali la scarsa informazione, è
minore, ed è soprattutto a questo livello che la telematica ha la possibilità
di migliorare tutte le fasi che vengono prima del voto. In un certo senso si
potrebbe dire che si torna allo spazio circoscritto ed ai piccoli numeri, ma per
il momento non sembra opportuno avventurarsi su altre strade. In fondo anche
Rousseau riteneva che la democrazia non fosse possibile che in piccole comunità,
coese e piuttosto omogenee. Si può aggiungere che anche in un modello
contemporaneo talvolta vincente di democrazia diretta e partecipata, il Kibbutz,
non appena queste condizioni cominciano a sfumare la comunità tende ad assumere
gli istituti della democrazia rappresentativa (Rosner, 1979).
Se il giorno in cui tutta la comunità sarà collegata via
cavo da noi deve ancora arrivare, quello in cui saranno collegati i centri di
aggregazione e i centri di decisione è dietro l'angolo.
La città cablata permetterà un efficace intervento della
popolazione nei procedimenti decisori, sia nella fase della discussione che
nella fase del voto. A questo proposito Paola Manacorda (1995, p. 26) ha
giustamente osservato che i Comuni devono mettere in rete le proposte di
delibere, non le delibere già approvate, e ha raccontato che è quanto si sta
cercando di fare nei comuni di Milano e Desenzano.
E' importante inserire qui il discorso sull'interesse alla
partecipazione. Generalmente le persone partecipano quando il loro atto ha un
peso, un'efficacia, e conta anche che non sia necessario un particolare sforzo
(che vuol dire che domani la partecipazione sarà più alta se si potrà agire
da casa, meno se bisognerà andare in centri). La telematica metterà a
disposizione dei cittadini strumenti per conoscere e partecipare. Partendo dal
presupposto che l'impegno, l'interesse alla politica e il desiderio di conoscere
e magari influire sul processo politico siano valori positivi, la telematica
potrà svolgere anche un ruolo di educazione alla politica. Potrebbe ripetersi
oggi quella crescita culturale che Stuart Mill (1861, pp. 53-4) rinviene
nell’Atene classica (peraltro molto simile a quella rinvenuta da Toqueville
nelle comunità locali americane):
Nonostante i difetti del sistema sociale e delle idee morali
dell’antichità, la partecipazione al dicastero e all’ecclesia elevarono il
livello intellettuale del cittadino ateniese medio molto al di sopra di quello
che sia mai stato ottenuto finora con altre masse di uomini, in tempi antichi e
moderni... Con un simile impegno il singolo è indotto a esaminare interessi non
personali; a farsi guidare, nei casi controversi, da una regola diversa dal suo
particolarismo privato; ad applicare costantemente principi e massime la cui
ragione di esistenza è il bene comune; e abitualmente si trova a collaborare
con menti che hanno maggiore familiarità con queste idee e operazioni e si
studieranno di fornire ragioni alla sua intelligenza e stimoli ai suoi
sentimenti nell’interesse generale.
Sulle decisioni di quartiere, di circoscrizione, di comune,
l'influenza della cittadinanza potrà e, se tutto va bene, dovrà essere
migliore.
E’ stato inoltre osservato che puntare su reti locali, che
offrano facilmente a tutti le stesse prestazioni, evita due rischi della
navigazione in Internet: perdersi nel mare d’informazione che è Internet e
scuriosare qua e là senza vero interesse, ovvero scoraggiare i meno
alfabetizzati.
Se il cittadino si renderà conto che attraverso gli
strumenti che gli offre la tecnologia può non solo conoscere di più e meglio,
ma anche decidere su alcuni aspetti della sua vita, è probabile che della
telematica si farà un uso intenso ed utile. Se invece per partecipazione si
intende qualcosa di molto vicino alla democrazia referendaria da salotto -
cabina elettorale o, e non si sa se sia peggio o meglio, una sondocrazia che
svilisce la democrazia a suon di stranianti domande, non solo è difficile che
si diffonda o che abbia una funzione positiva, ma a quel punto è meglio che
resti fuori dalle porte.
Negli ultimi anni sono state emanate alcune leggi che
dovrebbero favorire un profittevole ingresso della telematica. Parliamo della L.
241 del 1990 (estesa e sviluppata con il d.p.r. 352/92, la L. 517/93, il d.l.
39/93 e il d.p.r. 367/94) sulla trasparenza della Pubblica Amministrazione, che
amplia molto il diritto di accesso e partecipazione dei cittadini, i quali
possono tra l’altro intervenire e contribuire a definire le decisioni, e della
Legge 142 del 1990, sull'ordinamento delle autonomie locali. Quest’ultima
all’art.6 recita:
"1. I comuni valorizzano le libere forme associative e
promuovono organismi di partecipazione dei cittadini all'amministrazione locale,
anche su base di quartiere o di frazione. I rapporti di tali forme associative
con il comune sono disciplinati dallo statuto.
2. Nel procedimento relativo all'adozione di atti che
incidono su situazioni giuridiche soggettive devono essere previste forme di
partecipazione degli interessati secondo le modalità stabilite dallo statuto.
3. Nello statuto devono essere previste forme di
consultazione della popolazione nonché procedure per l'ammissione di istanze,
petizioni e proposte di cittadini singoli o associati dirette a promuovere
interventi per la migliore tutela di interessi collettivi e devono essere altresì
determinate le garanzie per il loro tempestivo esame. Possono essere previsti
referendum consultivi anche su richiesta di un adeguato numero di cittadini.
4. Le consultazioni e i referendum di cui al presente
articolo devono riguardare materie di esclusiva competenza locale e non possono
aver luogo in coincidenza con altre operazioni di voto".
I primi bilanci mettono purtroppo in luce lentezze e
ritrosie.
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